Con un po’ di ritardo intendo esprimere la mia sulla puntata tanto discussa del programma di Santoro andata in onda il giovedì 4 ottobre. Santoro è indubbiamente molto bravo, il migliore nel suo genere, ma una cosa non l’ho mai capita: pur avendo, a ragione, intrapreso una causa di lavoro con la RAI - perché sostanzialmente defenestrato per aver pestato i piedi al Cavaliere – come mai non ha scelto la strada meno agevole, ma per lui certo non impossibile, di utilizzare dei canali alternativi di comunicazione per continuare il suo lavoro? Credo che, per questo, una figura più modesta come Funari, lontana anni luce da Santoro, sia stata, sotto un certo punto di vista, più coraggiosa anche mettendo in discussione la sua sopravvivenza "mediatica", essendogli state sbarrate le porte alla Mediaste e alla RAI. Pretendere la piena libertà in RAI, da sempre controllata da partiti e gruppi politici, è arduo e Santoro dovrebbe saperlo… Se si spara sui padroni politici, qualcosa succede sia che si tratti del centrodestra – e, infatti, nella scorsa legislatura, Santoro è stato quasi assente dagli schermi – sia che si tratti del centrosinistra – che, pure, ha comunque accettato la sentenza del Giudice del Lavoro e reintegrato il conduttore -.
In un editoriale di D’Avanzo, giornalista di Repubblica, si è parlato di barbarie televisiva, perché Santoro avrebbe dissolto la materia del contendere, cioè se il Magistrato di Catanzaro De Magistris, avesse o no violato regole da richiedere l’intervento, di iniziativa, del Guardasigilli, per deferirlo al CSM. Secondo D’Avanzo in questo modo Santoro si sarebbe messo le regole sotto i piedi, invitando sostanzialmente al non rispetto delle stesse, quindi alla barbarie.
Io credo che, in realtà, l’oggetto del contendere fosse chiarissimo: essendo De Magistris titolare di inchieste scottanti per politici e magistrati – e vi sarebbero, in qualche modo, coinvolti sia Mastella che Prodi – com’è possibile che si invochi la formalità, il rispetto delle regole, mentre per altri casi – attenzione, qui si parla soprattutto di magistrati – non c’è la dovuta sensibilità? Il merito del programma è stato soprattutto quello di far emergere la situazione disastrosa della magistratura lucana che non sembra essere migliore di quella calabrese… Fascicoli lasciati marcire in attesa della prescrizione, provvedimenti redatti e mai firmati… Ce ne sarebbe abbastanza da indurre un Ministro di Grazia e Giustizia a intervenire, visto che conserva un potere di iniziativa. Invece…
Certo, la questione non è che De Magistris – che peraltro, per competenza, si deve occupare delle irregolarità e delle illegalità dei magistrati lucani – non possa essere eventualmente sottoposto al giudizio disciplinare dal CSM (per violazione del segreto istruttorio o altro, ma non si sa!) ma che le regole, appunto, devono essere uguali per tutti, a maggior ragione per i magistrati negligenti e, forse, corrotti. E parliamo di inchieste penali di omicidi in cui si sono verificati degli insabbiamenti… Poi il Guardasigilli smentisce sé stesso: la questione De Magistris verrà discussa dal CSM solo a dicembre! Ammazza quanta urgenza! A pensar male si fa peccato ma si indovina e, infatti, ormai Mastella si comporta come se fosse sulla difensiva, in attesa dell’inevitabile, minacciando e ricattando… Detto questo, il programma mi ha lasciato piuttosto perplesso… Lì per lì anch’io approvavo ; finalmente gliene cantiamo quattro a questi politicanti inetti! Poi, però, ho dovuto prendere atto di un fatto, in realtà molto banale: non stavo guardando un programma politico, ma un autentico show. Era come se si assistesse alla serie "Ed ecco a voi i fustigatori della Casta!". Insomma un circo mediatico in cui tutti recitavano una parte, concepito per un particolare pubblico ; quello degli "incazzati" sia con il centrodestra e, ora, contro il centrosinistra. Un programma come quelli di Floris, di Vespa, ecc… solo indirizzato ad una fetta di pubblico diversa e, quindi, ideata per strappare gli applausi di questo target. Anche in questo Santoro è bravo, il migliore… ma tutto ciò in che cosa si accomuna con un serio programma politico che, oggi come oggi, manca? Chi ha fatto la figura migliore è stato proprio De Magistris che è stato molto chiaro e pure duro, pur nei limiti imposti dalla sua funzione e dalla giusta sobrietà. Ma che dire della Forleo, chiamata per difendere il magistrato di Catanzaro? Dubito che le interessasse molto, la questione intendo… Al solo apparire sotto i riflettori, i suoi occhi luccicavano, altro che Di Pietro, Colombo, Davigo ai tempi di Mani Pulite! La GIP di Milano si è poi esibita in uno sfoggio di demagogia meridionalista di livello proprio basso… Il Sottosegretario Scotti – che dire di lui? – chiamato in vece di Mastella, era lì chiaramente per fare la figura del "pirla", non potendo difendere ciò che non poteva essere adeguatamente difeso… Il povero fratello di Borsellino, che, almeno mi aspettavo, avrebbe dovuto parlare di suo fratello, di quel che è recentemente emerso, è stato interpellato su altro e non ha potuto aggiungere molto alla trasmissione. Che dire? Una graziosa figurina di contorno… Marco Travaglio ormai s’è creato un personaggio e recita sé stesso a meraviglia, ma l’ironia dei suoi interventi è fuori luogo e fuori tono con la serietà che richiederebbero… Cosa c’entrano le figurine con Gelli, Berlusconi, Mastella, D’Alema, ecc…
E’ un’Italia da burletta quel che viene fuori, ma l’Italia che ha visto Gelli è stata anche il paese dei morti ammazzati! Un giovanissimo che guarda quest’esibizione troverebbe tutto molto divertente! Il lavoro di Travaglio è prezioso, ma è chiaro che, ormai, "gioca" a fare quel personaggio che si è ritagliato. Non è più il giornalista isolato nelle sue denunce ; oggi sparare sulla Casta è molto più facile e può rendere pure bene… Se poi si condisce il tutto con una dose di comicità… Infatti ecco le vignette di Vauro su Madre Clemente di Mastella! E poi gli ammiccamenti, i sorrisini, ecc… Possiamo ridere, ma il compito di una trasmissione del genere non dovrebbe essere quello di far riflettere e stimolare la discussione? Tutto diventa esibizione spettacolarizzata di indignazione con contorno di intenzioni vagamente satiriche ; circo mediatico, appunto! Non quello dei politici che ballano o cantano, ma sempre circo! Personalmente reputo molto più utile il lavoro di una giornalista come la Gabanelli delle esibizioni di questo tipo che aggiungono poco per quanto riguarda l’informazione e nulla a livello di riflessione. I politici, di entrambi gli schieramenti, attaccano Santoro, ma ciò la dice lunga anche su di loro e sulla loro serietà. Il nervosismo generalizzato dei politici dipende dalla congiuntura caratterizzata da estrema incertezza per la loro sorte – politica – si intende. Forse, non me ne vogliate, ma chi ha fatto l’osservazione più acuta, sia pure pro domo sua, è stato proprio Prodi il quale ha esclamato categoricamente "Non è una trasmissione seria!".
Inizialmente volevo solamente mostrare il mio giudizio sulla trasmissione di giovedì 4, ma ora mi sento di aggiungere qualcosina sui tempi d’oggi, su questi tempi grami. Esporrò dei fatti e mie riflessioni, poi lascerò giudicare chi mi legge… Il programma di Santoro si intitola "Anno Zero" riferendosi al suo ritorno, quindi una nuova nascita in RAI o perché presagisce che le cose stanno cambiando, che si sta verificando una rottura… Prima di trattare le tematiche più attuali, mi voglio brevemente soffermare sul periodo di Mani Pulite (1992 – 1994) e quello immediatamente precedente, per illustrarne le analogie e le differenze con i tempi attuali. Diremmo noi che oggi è molto peggio… Che allora le responsabilità della corruzione, dell’immobilismo, dell’inefficienza ricadevano sul CAF, sul Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Lo spazio politico poteva essere occupato dalle vecchie opposizioni (PCI poi PDS a sinistra ed MSI a destra) o dalle nuove da consenso sempre crescente come la Lega Nord che rappresentava i piccoli ceti proprietari della Lombardia e del Veneto e la Rete un piccolo partitino legalitario che attraeva ex democristiani, ex comunisti ed ex giudici come Palermo e Del Gaudio. Quel che intendo mostrare è che la crisi non scoppia all’improvviso, non è vero che ad un certo punto arriva il pool di Mani Pulite e, improvvisamente, mette alle strette un sistema solido. Le avvisaglie di rottura persistevano da diversi anni ; i partiti e i politici della maggioranza e, in special modo, DC e PSI, erano screditati, ma anche giustamente… Soprattutto esisteva una consapevolezza della crisi, che faceva muovere gli attori politici, ma anche la società civile… Ma andiamo per ordine… All’estate – autunno del 1990 possiamo forse far risalire i primi fatti significativi. Nel corso di un’inchiesta televisiva della RAI sull’assassinio del premier svedese Palme, un sedicente contractor CIA, Dick Brenneke, rivelò la connection CIA – P2 – mafia sui traffici di armi e droga e sul finanziamento del terrorismo di qualsiasi colore per operazioni di "destabilizzazione per la stabilizzazione" ed implicitamente sostenne che l’allora Presidente USA ed ex direttore CIA Bush, il padre dell’attuale Presidente, era fra i veri capi della P2. L’intervista desta sensazione e Cossiga, allora Presidente della Repubblica, anni dopo "gladiatore" reo confesso, diede di matto, anzi fece il matto mentre, fino ad allora, era stato un politico piuttosto grigio. Qualche mese dopo il Presidente del Consiglio Andreotti rivelò al Parlamento l’esistenza della GLADIO, cellula italiana di una rete STAY BEHIND della NATO con funzione antinvasione, dietro, probabilmente, alle pressioni del giudice Casson a cui, nel corso dell’inchiesta sulla strage di Peteano, il neofascista Vinciguerra, autore della strage di carabinieri, aveva rivelato l’esistenza di una struttura simile.
Negli stessi giorni, i primi di ottobre, mi pare, nell’appartamento che era stato il covo brigatista di via Montenevoso a Milano, vengono rinvenute, nascoste, copie inedite del memoriale che Moro aveva scritto durante la prigionia. Tutto si inserisce certo nel contesto di manovre, ricatti e messaggi oscuri fra le forze della maggioranza. E l’uscita di Andreotti deve avere irritato, e molto!, gli americani anche perché nessuno aveva mai osato anche solo accennare, fra i governi europei, all’esistenza della STAY BEHIND. La contesa "politica" di quell’estate era stata incentrata sulla legge Mammì che sanciva il duopolio RAI – Fininvest ed il quasi monopolio dell’emittenza privata nelle mani del piduista Berlusconi grazie ai buoi uffici dell’amico Craxi e della destra democristiana – vale a dire il CAF. Un’incredibile crisi di governo venne risolta nel corso… di una notte con la sostituzione di cinque Ministri! L’anno precedente Berlusconi era riuscito a mettere le mani sulla Mondadori, nel corso di una vera e propria battaglia di "mercato". Dunque anche nei settori della finanza e dell’editoria c’era gran fermento… Direi che si formarono, schematicamente, due cordate contrapposte: quella imperniata sul duo Andreotti – Martelli, a quei tempi Ministro di Grazia e Giustizia, un feudo dei socialisti craxiani, che volevano rifarsi una "verginità antimafiosa" potendo anche disporre della collaborazione dell’ex giudice Falcone, colui che aveva condotto l’inchiesta Pizza Connection, la connessione fra mafia sicula e quella italoamericana, ed istruito il maxiprocesso contro Cosa Nostra e quella riconducibile al trio Gelli – Craxi – Cossiga, fautori convinti di un forte governo presidenziale. Come accennato Cossiga, il "gladiatore" Cossiga si infuriò sia per le rivelazioni di Brenneke che per la relazione di Andreotti sulla GLADIO e la cosa, con il senno di poi, non può non indicare una relazione fra questi fatti, il rapporto fra CIA, P2 e GLADIO… Significativamente Cossiga che divenne il picconatore Cossiga, quello che striglia i partiti compreso il suo, la DC, si fece anche assertore dell’amnistia dei terroristi "rossi" e "neri", sostenendo che si doveva mettere una pietra sul passato - questo mentre erano ancora in corso inchieste e processi sulle stragi, tuttora impunite. "Gladiatori", terroristi "rossi" e neri", erano, quindi, uniti da questa volontà di amnistia (altro che il recente indulto!). Gelli aveva ripreso il suo attivismo "politico". Sulla falsariga del fenomeno della Lega Lombarda fu "creata" una moltitudine di "leghe" da personaggi legati alla mafia siciliana e calabrese, alla "massoneria "coperta" e all’estrema destra. L’obiettivo era destabilizzare ulteriormente un quadro politico istituzionale già deteriorato. Che senso avrebbe fondare, infatti, una serie di partitini se non frammentare il sistema stesso dei partiti. Per chi si vuole leggere il Piano di Gelli – ma del solo Gelli? – era previsto, inizialmente, il sostegno di uomini politici che, poi, si identificavano con il CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) per poi passare, in tempi opportuni, alla creazione del "bipolarismo", naturalmente e opportunamente infiltrato. Gli sviluppi dovrebbero far riflettere… Nel corso di un’intervista risalente al periodo di Mani Pulite Gelli stesso attaccò i partiti, quei partiti che egli stesso aveva abbondantemente finanziato tramite il Banco Ambrosiano (vedi la vicenda del Conto Protezione destinatario dei finanziamenti piduisti al PSI craxiano). Craxi, invece, amico e protettore politico di Berlusconi, coltivava ancora sogni di gloria, confidando nel suo "efficientismo" e nell’immagine moderna lontana dal grigiore democristiano. Pure Cosa Nostra non sta a guardare: come abbiamo visto, da un lato appoggia le "leghe" separatiste, dall’altro si cerca di agganciare Craxi per il tramite di Berlusconi. Da tempo i boss avevano fiutato il cambiamento d’aria e la strategia stragista dei corleonesi mirava proprio a ribadire patti sanciti nel lontano dopoguerra. Nella DC siciliana, inquinata dalla mafia, si erano fatti strada nuovi fermenti, una ribellione a Cosa Nostra, la questione morale si stava facendo strada dalla fine degli anni Settanta. Non è un caso che i corleonesi avessero condotto due strategie terroristiche: una nei confronti dei "ribelli" come Mattarella e una di coloro che non avevano fatto rispettare i patti. I boss di Corleone avevano fatto sterminare i boss della "vecchia" mafia dei Bontade e Badalamenti ; cioè coloro che intrattenevano i rapporti politici e finanziari, probabilmente perché ritenuti anche responsabili del fallimento del sistema Sindona che bruciò diversi miliardi. In quel frangente, in attesa della sentenza definitiva del maxiprocesso, i boss si mantenevano guardinghi…
Poi arrivarono Tangentopoli e Mani Pulite e i suoi effetti si registrarono innanzitutto al nord, a Milano, condannando Craxi e il PSI all’estinzione politica. I prodromi già c’erano stati pochi anni prima con la cosiddetta Duomo Connection, l’inchiesta sulla presenza della mafia a Milano e i suoi agganci con personaggi legati al PSI. Con quell’inchiesta aveva mosso i primi passi il PM milanese Di Pietro. In effetti da tempo si susseguivano scandali e inchieste che coinvolgevano esponenti dei partiti di governo, ma, in pochi mesi, nel biennio 1992 – 1993, la deflagrazione e apparente disgregazione del sistema politico furono totali. L’inchiesta sulla maxitangente ENIMONT mise in ginocchio i partiti di governo. In quell’ambito si verificarono alcuni suicidi sospetti (Gardini, Cagliari, ecc…). Si sgretolava un sistema… Gli imprenditori, sentendosi taglieggiati, si rivolgevano alla Magistratura. In realtà ancora è da stabilire chi fossero quelli taglieggiati e vessati e quelli, invece, conniventi con il sistema di appalti pubblici pilotati, un sistema che permetteva ad alcuni di impedire l’ingresso di concorrenti. Craxi, che coltivava sogni di gloria, il ritorno al governo, lasciò il paese. Gli avvisi di garanzia si susseguivano a ritmo vertiginoso: nel governo Amato, metà degli esponenti erano indagati… Andreotti, ben sette volte Presidente del Consiglio, venne imputato per associazione mafiosa e per l’omicidio del giornalista Pecorelli. E non erano gli unici problemi che doveva affrontare… Vennero confermate le sentenze di colpevolezza inflitte ai vertici di Cosa Nostra e l’ira dei corleonesi non si fece attendere. Vennero assassinati il luogotenente di Andreotti in Sicilia Lima e l’esattore andreottiano Ignazio Salvo, entrambi in odore di mafia. L’attentato a Falcone venne organizzato nei giorni in cui si stava svolgendo l’elezione del Presidente della Repubblica e ciò servì a mettere definitivamente fuori gioco Andreotti come candidato. Erano altrettanti messaggi nei confronti di Cosa Nostra che stava cambiando alleanze. Fra il maggio e il luglio del 1992 Cosa Nostra, con attentati a base di autobombe, assassinò Falcone e Borsellino, coloro che avevano istruito il maxiprocesso ; vendette ma non solo… Cosa Nostra agì quasi certamente con il concorso di altri poteri criminosi, che schematicamente, chiameremo piduisti. Falcone e Borsellino erano a conoscenza di segreti che trascendevano Cosa Nostra e, comunque avevano toccato altri fili. Borsellino, dopo la morte di Falcone, si impegnò nel ricostruire il sistema degli appalti siciliano che, a differenza del nord, oltre ai politici e agli imprenditori, coinvolgeva un terzo soggetto, Cosa Nostra appunto! Ed era occupato anche nell’identificare i canali di riciclaggio dei capitali mafiosi. In un’intervista rilasciata pochi giorni prima della morte di Falcone, nei limiti che competevano a un magistrato, fece i nomi di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano per quanto riguardava i canali di riciclaggio dei proventi mafiosi dei traffici di droga nel nord Italia. Nei mesi successivi accadde di tutto: arresti di vari boss mafiosi e chissà quali e quanti furono venduti da i compari… Misteriose trattative fra pezzi delle istituzioni e uomini vicini a Cosa Nostra…
Nel gennaio del 1993 venne arrestato Riina, "il boss dei boss", un colpo apparentemente magistrale per le forze dell’ordine, ma… ma ancora permangono dubbi sui motivi per cui non fu perquisita l’abitazione del boss, che fra l’altro abitava in piena Palermo. Si temeva, forse, che si venisse a capo delle connivenze mafiose con personaggi dell’imprenditoria e della politica? Intanto la strategia stragista di Cosa Nostra continuava fra il maggio e il luglio 1993 con le bombe a Milano, a Firenze, a Roma… con contorno di messaggi che dovevano essere decifrabili per i destinatari! L’ipotesi di altri coinvolgimenti rimane tuttora in piedi! Poi arrivò la normalizzazione, leghe e movimenti separatisti scomparvero, perché, evidentemente, accadde qualcosa… Il tycoon Berlusconi, allora sull’orlo dl fallimento e temendo che, attraverso Craxi, i magistrati milanesi potessero arrivare fino a lui, si gettò direttamente in politica. Sono ancora ignote le origini finanziarie della fortuna berlusconiana, origine che ha radici in finanziarie svizzere che amministravano capitali dalla provenienza occulta. Considerata la biografia di Berlusconi possiamo però immaginare che tali capitali fossero da ricondurre a personaggi legati alla mafia, alla P2 e alla massoneria coperta… Quindi Berlusconi poteva essere anche un prestanome e forse lo è tuttora. Nel giro di qualche mese riuscì a mettere in piedi Forza Italia, un’emanazione di Publitalia, la società pubblicitaria gestita da Dell’Utri, oggi condannato in primo grado per mafia ed avvalendosi anche della preziosa consulenza dell’amico Craxi, che benedisse l’operazione. Con apparente sorpresa il Cavaliere vinse le elezioni del 1994 presentandosi come uomo nuovo (quando, invece, doveva le sue fortune anche a Craxi ed aveva finanziato praticamente tutto l’arco costituzionale) e baluardo contro il "comunismo" (ancora forti erano i timori di una vittoria del PDS ex PCI da parte di molti ambienti fra cui, naturalmente, quelli a cui faceva riferimento il Cavaliere), come leader di una coalizione di forze che, in comune, avevano soltanto la comune avversione al "cattocomunismo" (oltre agli uomini Fininvest, residui del CAF e del Pentapartito, la Lega, i neofascisti non ancora post, i radicali pannelliani, ex comunisti, ex sessantottini, ex piduisti, ecc…). La "gioiosa macchina da guerra" (sic!) messa in piedi dal segretario del PDS Occhetto subì una sconfitta bruciante, apparentemente inaspettata, grazie all’accortezza di Berlusconi come "uomo di spettacolo".
Ricapitolando: si viene a determinare una particolare congiuntura politico economica con il debito pubblico sempre più elevato per i crescenti interessi sui Buoni del Tesoro, l’incapacità di affrontare la situazione di un ceto politico che attinge alle risorse pubbliche per mantenere consenso e clientele, il discredito della stessa classe politica per la mole sempre maggiore di inchieste per corruzione – fino a quel momento insabbiate, l’emersione di collusioni mafiose, ecc…
Gli attori, politici ed economici, non stanno alla finestra a guardare, ma elaborano strategie più o meno efficaci… I partiti di opposizione (PDS ed MSI) e i nuovi movimenti e altri partitini sperano di ricavare il maggior vantaggio possibile dalla nuova situazione. Accanto alle sacrosante inchieste giudiziarie, si scatena l’attacco alla "partitocrazia", ai "partiti" da parte di… "partiti, con toni sempre più accesi per guadagnarsi il consenso della "ggente" – da noi la parola cittadino, carica della consapevolezza di diritti e doveri, non viene neanche pronunciata e giustamente! – Non mancano spinte sincere al rinnovamento, ma molti sono gli opportunismi e gli opportunisti. Si sa com’è la "ggente": prima ha osannato Craxi e il suo "modernismo" poi gli ha tirato le monetine ; prima ha esaltato il pool di giudici di Milano poi lo ha denigrato ; prima ha accettato la normalizzazione di Berlusconi (e D’Alema) poi li ha mandati "vaffanculo". Si, perché, dopo la sbornia del biennio di Mani Pulite (1992 – 1994), è arrivata la normalizzazione imposta in primis dal Cavalier Berlusconi, il quale doveva salvarsi dal fallimento e dalle imminenti inchieste giudiziarie. Berlusconi si era presentato come "uomo nuovo", alieno da contatti con i partiti, anzi attaccò proprio quei partiti grazie ai quali aveva potuto imporre il suo monopolio dell’emittenza privata. In effetti ancora recentemente, Berlusconi ha etichettato i partiti (ma il suo cos’è?) come corrotti con i toni non incompatibili con la recente nuova ondata "antipartitocratica". Faccia di bronzo, direte voi! La dimostrazione che conosce il "giochino" mediatico, gli espedienti per attirarsi le masse ; dico io! Poi, assunto finalmente il rango di politico, ha attaccato la Magistratura e l’ha praticamente irretita. Le inchieste che coinvolgevano uomini Mediaset come Previti e Dell’Utri sono durate anni. Alla normalizzazione si è adattato il PDS – PCI che, defenestrato Occhetto reo di aver perso le elezioni, è stato preso per mano dal più "dialogante" D’Alema, "dialogante" al punto da farsi pubblicare i libri dalla Mondadori di Berlusconi. I postcomunisti erano ansiosi di vedersi riconoscere l’etichetta di "democratici" e di poter finalmente governare. Della "ggente" si è detto: dopo aver acclamato l’ondata anticorruzione delle inchieste giudiziarie, è stata trascinata dalla normalizzazione e dai tentativi di ricondurre la Magistratura (la parte di Magistratura zelante) alla disciplina. In definitiva si assistette ad una "rottura", una scossa tellurica che sconquassarono apparentemente il sistema dei partiti, ma la normalizzazione – quella che poi deve comunque arrivare – ripresentò sotto le spoglie di un gran corruttore di quel sistema, di molti residui democristiani sparsi qua e là, di postcomunisti e postfascisti, di "sopravvissuti" come Amato e, più tardi, De Michelis e Cirino Pomicino, ecc… Fu sostanzialmente un ricambio generazionale, una sostituzione dei politici vecchi ed obsoleti, i vari Andreotti e Craxi, con quelli più giovani e moderni, comunque, per la maggior parte cresciuti nei partiti della Prima Repubblica. La montagna ha partorito il topolino! Questo è stato il cosiddetto passaggio dalla "Prima" alla "Seconda" Repubblica! Un altro elemento interessante, nel periodo che precedette la normalizzazione, fu l’incalzante succedersi di fatti nel contesto di una situazione caratterizzata dall’estrema fluidità politica. Che cosa tutto questo ha a che fare con l’attualità? E’ possibile che si ripetano, grosso modo, quegli eventi, sia pure in forme diverse? Vediamo…
Oggi la situazione presenta molte analogie con quella che precedette Mani Pulite ; instabilità politica, discredito dei politici corrotti, "spreconi" e collusi con la mafia, immobilismo politico, crisi economica, ecc… Anzi la crisi odierna è ben peggiore perché aggravata da problemi come la continua discesa e inarrestabile dei salari reali, il persistente precariato, l’impoverimento generale, ecc… Inoltre, mentre ai tempi di Mani Pulite era in vigore la conventio ad excludendum nei confronti del PDS –PCI e dell’MSI che, impossibilitati a governare, almeno a livello nazionale erano (relativamente) immuni dai fenomeni corruttivi, mentre oggi sia il centrodestra, in misura maggiore, ma anche il centrosinistra sono chiamati a rispondere della "degenerazione della politica", da inchieste giudiziarie che si susseguono numerose. Come vedremo, oggi come allora, si assiste al comprensibile attacco alla "partitocrazia", ai "partiti" e ai "politici"… Direi si possa far risalire la crisi proprio alle ultime elezioni politiche (2006) i cui sviluppi – come hanno dimostrato le inchieste del periodico Diario -, con cifre ballerine, sono andati nella direzione di un cortocircuito della fragile democrazia italiana, democrazia assai tronca… Indubbiamente qualcosa non ha funzionato, ma su questo non mi dilungo. Basti pensare che, dopo qualche giorno, anziché fare chiarezza su quanto avvenuto, è stata decisa una sorta di "congiura del silenzio" fra i due poli, la solita congiura concepita sulla testa di cittadini ignari. Era chiaro che l’agitarsi di Berlusconi sui brogli costituiva un espediente per "silurare" la nuova debole maggioranza di centrosinistra. Nessuno aveva interesse a far luce sull’ennesimo "mistero all’italiana". Per qualche giorno è stata avanzata l’ipotesi di una grande coalizione centrosinistra – centrodestra, auspice Ferrara il direttore del Foglio di tendenze neoconservatrici e di proprietà della famiglia Berlusconi, con il convinto appoggio di D’Alema. Tale strada non era praticabile dopo una campagna elettorale giocata sulla contrapposizione. Sarebbe stato come sbugiardarsi di fronte agli elettori di entrambi gli schieramenti. Andare immediatamente a nuove elezioni, allo scioglimento delle Camere significava, per contro, ammettere gli sviluppi inquietanti della notte elettorale e, quindi, delle truffe ai danni degli elettori. Chiaramente il proposito di ricontare le schede rimase una pura finzione…
Conseguentemente Prodi dovette "accontentarsi" di governare con una maggioranza risicata, litigiosa al suo interno, ingorda quanto più costituita da miriadi di fazioni politiche. Il programma rimase così inattuato ed inattuabile sia perché si trattava di un espediente elettorale, sia perché ogni partito e partitino aveva ed ha un potere di ricatto nei confronti della maggioranza tutta. Per Mastella è stato facile ottenere il dicastero della Giustizia. Dopo qualche tempo non poteva non essere chiaro che il governo Prodi non sarebbe durato; innanzitutto per gli sviluppi della situazione italiana di cui sopra… La crisi ha prodotto una "fluidità" politica e un’incertezza che si possono paragonare, appunto, a quelle di 15 anni fa… Prodi è stato sfiduciato da tutti, in primis dalla sua maggioranza e sta in piedi solo per permettere la riorganizzazione in attesa delle prossime elezioni ; ha perso l’appoggio dei poteri confindustriali, della RCS che, attraverso la penna del direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, avevano optato per il centrosinistra. Come 15 anni fa si è determinata una voragine politica, un enorme "vuoto" nel sistema in attesa di essere colmato… Virtualmente Ulivo e centrosinistra ; CDL e centrodestra sono "morti" e ci si muove apparentemente in una terra di nessuno dove, però, attori politici ed economici "giocano"…
Nascono i Circoli della Libertà della Brambilla, salita alla ribalta con la trasmissione Ballarò, una sorta di movimento collaterale, dall’aspetto imprenditoriale, di Forza Italia. Probabilmente Berlusconi, consapevole dell’impresentabilità dei Previti, dei Dell’Utri, ecc…, insomma della dirigenza Mediaset, sta tentando di far piazza pulita, muovendo nuove pedine apparentemente autonome dall’impresa del Cavaliere, il quale, ormai, non è più un giovanotto e forse pensa di "ritirarsi" per manovrare dietro alle quinte con tutta comodità. Berlusconi è una vecchia volpe e non è da sottovalutare.
Nell’altro campo viene costituito, attraverso la fusione della Margherita con la destra diessina e dalemiana, il Partito Democratico sorta di contenitore in cui sta tutto, quindi nulla, con l’aggravante di aver mandato al macero una tradizione politica e una base sociale senza poi un degno rimpiazzo. L’Harry Potter della politica italiana, l’uomo per cui ogni magia è possibile, Walter Veltroni è stato investito come leader, ma non è detto che le primarie non gli creino qualche problemino… Una cosa è certa: il Partito Democratico è un’operazione che toglie qualsiasi fiducia e credito a Prodi.
Quindi, vedremo la piazza sempre più mediatica contesa e divisa fra Berlusconi e Veltroni, la cose si complicano con l’ingresso di un altro soggetto, il movimento dei "grillini" e delle cosiddette liste civiche. Di Berlusconi, di Veltroni, del centrodestra e del centrosinistra si discute e si disputa parecchio, spesso dicendone, a ragione, tutto il male possibile per cui io cercherò di affrontare il terzo incomodo evitando le etichette adottate dagli avversari "politici" che, sulla difensiva, pensano di arginare il nuovo pericolo e, tuttavia cercando di insinuare dei dubbi, di mettere la pulce nell’orecchio. E’un ruolo antipatico, ma io ho ancora la memoria fresca dei fatti di 15 anni fa quando in molti, troppi attaccarono opportunisticamente e strumentalmente partiti ed esponenti politici ed appoggiarono le inchieste della Magistratura per ricavarne vantaggi e, comunque, in malafede, visto cosa poi accadde. Se la crisi è inevitabile rendiamoci conto di quel che sta succedendo e di quel che potrebbe succedere nonostante il vorticoso succedersi di accadimenti che ci accompagnerà. 15 anni fa eravamo impreparati…
Si diceva ; una "guerra elettorale", una contesa già avviata fra attori politici che hanno già la consapevolezza di quel che sta avvenendo. D’altronde lo stesso D’Alema ha lanciato l’avvertimento: siamo alla vigilia di una nuova stagione di Mani Pulite. Già si sa che il popolo, la ggente (per come si trattano gli italiani e si lasciano trattare) è indignata per l’inettitudine, la corruzione e gli sprechi della pubblica amministrazione, cioè per fenomeni che hanno contrassegnato anche l’intera stagione della cosiddetta "Seconda Repubblica", ma che, naturalmente, muovono a sdegno quando le dimensioni dei portafogli calano vistosamente. I "nuovi" lo sanno da tempo e si sono preparati per tempo… Vogliono rappresentare questa indignazione (probabilmente congiunturale) sottraendo consenso ai due poli ed hanno un vantaggio: sono estranei alla politica o "politica" ed hanno le "mani pulite" (o politicamente nette per quanto riguarda le istituzioni). Sanno che per guadagnare quella rappresentanza – di indignati, sdegnati, arrabbiati, delusi ed anche indecisi – devono giocare la carta della riprovazione morale, dell’attacco a rappresentanti politici già screditati o che si sono sputtanati con le loro mani. Pensandoci bene, quindi, il V Day dell’8 settembre e le liste civiche sono ingegnose ed efficaci operazioni di marketing politico. Il "grillismo" è la copertura di un più vasto movimento che diventerà partito politico destinato a competere alle elezioni politiche per riempire il vuoto lasciato dai due poli. Le liste civiche municipali sono solo un esperimento in preparazione del "grande evento". Penso di aver ragione a diffidare… Avevo torto, però, quando ritenevo che Grillo volesse proporsi come leader…
Sbagliavo, perché, semplicemente, Grillo è il testimonial del nuovo "movimento", l’uomo destinato a guadagnargli consenso, l’uomo – immagine… Non so se alcuni fra voi sono a conoscenza del fatto che Pardi, uno dei leader, avesse, qualche giorno dopo il V Day, dichiarato che occorreva rappresentare le "istanze" mosse da Grillo come se quel progetto – il progetto delle liste civiche, intendo – fosse allo statu nascenti ed autonomo da Grillo, dal V Day e dal suo blog. Beh! Semplicemente non è così…
Il progetto risale alla primavera di quest’anno, fra i firmatari delle liste c’è Grillo stesso e poco tempo dopo, sul suo blog, è stato lanciato il V Day contro i politici. Durante l’esibizione la sua esibizione, ironicamente, Grillo ha "proposto" Travaglio, altro firmatario ed esponente del nuovo movimento, o partito, fate un po’ voi, come Ministro di Giustizia. Semplice ironia? Nella vita mi sono abituato a tutto ; il primo governo di Berlusconi potè contare su Giuliano Ferrara Ministro. Qualche tempo prima, non molto, avremmo riso sul governo Berlusconi, su Ferrara Ministro… Berlusconi, quello delle televisioni e del Milan? C’era poco da ridere… E’ormai noto che Forza Italia, il partito – azienda di Berlusconi, era in cantiere da due anni, quasi in contemporanea con Mani Pulite. Ma si può pensare che le liste civiche siano poi così spontanee da essere state concepite e da essere nate ieri. Io ho i miei dubbi… Intendiamoci, fin qui nulla di male, se i rappresentanti del centrosinistra e del centrodestra sono così inetti e corrotti, è giusto rimpiazzarli ed è gusto che i nuovi soggetti elaborino le loro strategie politiche, ma è la mancanza di trasparenza dell’operazione che non getta buone luce. Per chi vuol vedere, è evidente che liste civiche e "grillismo" sono in rapporto, ma perché non dichiararsi? La spiegazione può essere solo che Grillo, come collettore di consenso attraverso il suo blog e i suoi spettacoli, come uomo indipendente ed autonomo da qualunque partito, può spendersi meglio a favore del nuovo movimento… Pensate, forse, che il modernissimo Grillo, nell’era dei cellulari e delle e mail non abbia avuto folti contatti con gli altri esponenti delle liste civiche? Gli accenti contro la "partitocrazia", i propositi di demolire i partiti, molto simili a quelli di 15 anni fa e oggi si "vendono" bene. E l’ambiguità grillina si vende bene anch’essa per cui non và sciolta come pensavo potesse accadere. Per approfondire, radiografiamo il nuovo movimento…
La prima componente è quella che potemmo definire il "grillismo" propriamente detto, le reti create attraverso il suo blog e i suoi spettacoli. Di Grillo conosciamo il suo blog, i suoi spettacoli incentrati sui temi della new economy, dello sviluppo sostenibile, ecc… Non mi soffermo… Sappiamo che si è creato una rete di rapporti con esponenti del cosiddetto "movimento dei movimenti", almeno per la sua parte "moderata", il movimento new global o no global di contestazione alla globalizzazione neoliberista, personaggi come Alex Zanotelli, don Ciotti, Gino Strada, Gianni Minà, ecc… di cui Grillo è grande amico grazie ad anni passati a condividere idee e tematiche. E’ presumibile – anzi si può più che presumere – che il comico genovese tenti di convincere gli amici nell’operazione, ma, al momento e a ragione, costoro sono riluttanti. Gli esponenti del "movimento dei movimenti" o, meglio alcuni fra loro, hanno agganci istituzionali con partiti della sinistra come Rifondazione, da tempo più "movimentista" che comunista e i Verdi. Tolti, in apparenza, i panni "new global", Grillo si è lanciato all’attacco degli odierni politici e non solo… Per il momento non è possibile sapere come e quando Grillo ha deciso di appoggiare le liste civiche. Ha attaccato l’indulto del Ministro Mastella, ormai il bersaglio preferito degli uomini delle liste civiche come Travaglio, indulto che è anche stato una concessione al garantismo delle sinistre della maggioranza e dei radicali. Ha indossato panni "legalitari" e securitari – basta guardare l’esibizione al V Day che, almeno per quegli aspetti, non può essere spiaciuta ad un leghista. Ha affrontato la tematica dell’immigrazione con approcci discutibili, additando a "patrie sconsacrate", termini che, ancora, non sarebbero sgraditi ad un leghista. Ed è strano che uno come lui, ferrato nei temi della globalizzazione, quindi anche dell’immigrazione, si lasci andare a tanto semplicismo. La spiegazione, l’unica possibile è che, appunto cerchi di attrarre simpatizzanti delle idee di destra, perché dall’altra parte, gli scontenti del centrosinistra, il piatto è già pieno! Insomma siamo "oltre la destra oltre la sinistra" come si dice oggi. Prendo atto… prendo pure atto che le perplessità crescono… Un’altra componente è quella dei cosiddetti "girotondi" o "girotondini", il movimento antiberlusconiano e critico verso la politica "dalemiana" e dialogante del centrosinistra, movimento dai connotati "legalitari". In apparenza i "girotondi", il popolo dei fax, si è dissolto con la vittoria – sconfitta del centrosinistra, in apparenza è stato solo uno strumento per spodestare Berlusconi. Il prof. Pardi, firmatario delle liste civiche, ha, probabilmente, il compito di far confluire i "girotondini" nel nuovo movimento. E’ noto come fra i "girotondi" e il movimento new global non vi fossero particolari simpatie, come fossero stati in competizione di piazza, competizione fra piazze che non raccoglievano proprio soggetti simili. In sostanza i secondi rimproveravano ai primi di avere un ristretto orizzonte antiberlusconiano… Tant’è… Andiamo avanti…
Ricordate gli attacchi di Grillo al regista romano Nanni Moretti? Avendo a mente il progetto delle liste civiche qualche conto torna… Semplicemente Moretti, forse ancora legato al centrosinistra o per qualche altro motivo, si è rifiutato di seguire Pardi e i "girotondini" nel nuovo progetto ; di qui l’irritazione di Grillo! Forse i motivi per cui Moretti si è rifiutato di seguire l’amico Pardi sono rintracciabili nell’ultimo film, "Il caimano", il film su Berlusconi e sul berlusconismo il cui finale valeva la pellicola… Nel finale in un quadro un po’ surreale Moretti metteva sé stesso, uomo di sinistra, come Berlusconi, in tutta sua arroganza e violenza… Pur processato e condannato il Berlusconi – Moretti riesce a far rivoltare la folla contro i giudici in un vero e violento deserto morale e culturale… Moretti, in sostanza, metteva in luce il suo pessimismo: il berlusconismo, o la sua antropologia, si sono impadronite dell’Italia e ciò indipendentemente dall’esito di qualsiasi elezione. Credo non avesse tutti i torti e penso che, per queste ragioni, non tornerà a fare politica.
Direi che l’ultima componente è anche la sua sponda istituzionale, l’Italia dei Valori di Di Pietro. Sappiamo molto dell’eroe di Mani Pulite e sappiamo anche che non è certo un politico nuovo… Non può essere considerato tale… Nella sua carriera politica Di Pietro, attuale Ministro di questo governo, che, guarda caso, trascorre un giorno su due a litigare con Mastella – vera fissazione!-, è uscito e entrato nel centrosinistra. Grande moralizzatore della vita politica italiana, è riuscito a imbarcare nel suo partito un tipo come De Gregorio, proveniente dal centrodestra che, nel giro di mezza giornata, al centrodestra è tornato. Un tipo, questo De Gregorio, che, in quanto ad affidabilità e pulizia, farebbe rimpiangere un Mastella! Prima delle elezioni Di Pietro ha fatto, comunque, più di un acquisto da Forza Italia ; ma non era quello che "voleva sfasciare Berlusconi?" Ma Di Pietro continua sulla linea che ha percorso nella sua vita, il "legalitarismo" a cui conquistare consensi e simpatie da destra a sinistra. Perché Di Pietro con la destra ha una certa dimestichezza… Durante l’odierna legislatura si è trovato spesso in sintonia con il leader di AN Gianfranco Fini, ad esempio sull’indulto, al quale l’alleanza con Berlusconi per il quale non c’èi sono mai stata, da parte sua, grande simpatia, sta stretta. Nella sua carriera Fini ha pagato pegno all’"amico" Berlusconi che ha sdoganato il partito dei neofascisti dichiarando il suo appoggio a Fini quando si candidò come sindaco di Roma contrapponendosi a Rutelli. Ormai la situazione è fluida, incerta, tutti i giochi sono possibili, il centrosinistra ed il centrodestra come li conosciamo oggi non esistono più e, con buone probabilità tanto Di Pietro che Fini si preparano a lasciare i rispettivi poli. Il "legalitarismo" dipietrino (e dagli con il personalismo politico!) può attrarre esponenti della destra. Già ai tempi di Mani Pulite Di Pietro poteva contare sull’amicizia dell’onorevole missino Mirko Tremaglia, ex repubblichino e grande amico, forse ancor oggi, di Di Pietro era l’ineffabile Cossiga che scrisse la prefazione ad un libro del giudice. Proprio lui! Cossiga del quale non voglio più aggiungere nulla… Molto legato a Di Pietro è Elio Veltri, ex socialista molto critico nei confronti di Craxi, oggi firmatario, anche lui delle liste. Alla vigilia delle elezioni del 2001, quelle che assistettero al trionfo di Berlusconi, Veltri scrisse con Marco Travaglio, altro firmatario delle liste, il libro "Il colore dei soldi" che mostrava le traversie giudiziarie di Berlusconi nel chiaro e sacrosanto tentativo di illustrare chi fosse l’uomo che si preparava a vincere le elezioni. E’ presumibile che Di Pietro avesse assecondato questa iniziativa. Il libro, allora edito da Editori Riuniti – quando Travaglio non si faceva pubblicare i libri dalla BUR – impose il successo di Travaglio che si creò il personaggio di fustigatore del centrodestra e del centrosinistra, denunciandone le illegalità diffuse… Si cominciò finalmente a inquadrare il personaggio Berlusconi, le sue amicizie mafiose ed il resto e si fece ciò in televisione – mentre già da tempo si scrivevano biografie "non autorizzate" su Berlusconi -. Travaglio fu invitato nella trasmissione di Luttazzi e, quando il Cavaliere se la legò al dito. Dopo aver vinto le elezioni, nel giro di un anno, Berlusconi si disfò della presenza in RAI di coloro che avevano trattato le problematiche legate ai guai giudiziari e ai sospetti di collusione mafiosa nel giro di un anno, vale a dire Santoro, Biagi e Luttazzi. Qualche parola su Travaglio la devo pur dire…
Il suo lavoro documentario, i suoi libri sono preziosi e notevoli, ma oggi non aggiungono più nulla. Non importa più sapere se Tizio o Caio è corrotto o mafioso o è affetto da guai giudiziari, il problema è cambiare radicalmente la situazione. Possono farlo Grillo, Travaglio, Di Pietro e gli altri? I miei dubbi aumentano… Travaglio è nato alla corte di Montanelli e del Giornale. Ottima penna, Montanelli, giornalista di destra e visceralmente anticomunista, lasciò il Corriere della Sera perché, in effetti, in quel periodo – metà anni Settanta – era sbilanciato a sinistra (era il periodo in cui veniva ospitato anche Pasolini). Fondò il Giornale che si avvalse dei finanziamenti di un allora sconosciuto imprenditore edile che, di lì a poco, avrebbe fatto strada e che si sarebbe iscritto alla P2. Non vi sfido ad indovinare chi… Montanelli era ottimo giornalista ma anche un grande cinico, un cinico che si sarebbe paragonato a Ferrara. Invitò a "turarsi il naso" alle elezioni del 1976 che, tradotto ai tempi, voleva dire "cosa volete? La vittoria dei bolscevichi, forse? Vi conviene votare per gli altri anche se sono corrotti e se sono mafiosi…". Quando Berlusconi concepì il progetto di Forza Italia e pensò di utilizzare il foglio di Montanelli per sostenere il partito azienda – cosa che poi fece – il grande vecchio della stampa italiana lasciò il giornale che aveva fondato, portandosi dietro alcuni fedeli fra cui il giovane Travaglio. Questo gli rende merito… Alla vigilia delle elezioni del 2001 e alla fine dei suoi giorni Montanelli scrisse che "Berlusconi avrebbe governato con la menzogna, la corruzione e il manganello". Buon profeta, ma aggiungo che Montanelli doveva pur sapere chi era Berlusconi, per un cospicuo numero di anni suo editore… Non ha accettato il Berlusconi politico – ritenuto pericoloso – ma ha accettato di lavorare per il Berlusconi editore semplicemente perché condividevano l’anticomunismo. L’unico motivo di attrito fra i due, a quei tempi, mi pare si fosse verificato quando Berlusconi tentò di fare del Giornale montanelliano un foglio di fiancheggiamento del leader socialista Craxi già vezzeggiato dalla P2, ma Montanelli non aveva grande simpatia per Craxi. Non è, comunque, che Berlusconi politico fosse altra cosa dall’editore, il suo orizzonte culturale è stato sempre all’insegna della "menzogna, della corruzione e del manganello" e Montanelli, da gran cinico, lo doveva pur sapere. Si era forse turato il naso un’altra volta? Comunque aver fede, vivere nel culto montanelliano come Travaglio non è peccato e, giustamente, fa bene a scrivere delle malefatte del centrodestra e del centrosinistra, ma dovremmo attenderci da lui un uguale trattamento per gli esponenti del movimento delle liste civiche di cui è firmatario. Manteniamo i dubbi…
Ricapitolando: un movimento "nuovo" che, però, ha una sponda istituzionale ; ha uomini "nuovi" ma anche ceto politico proveniente dal centrosinistra che vuole distanziarsi da esso, attraendo gli elettori delusi di quest’orbita e gli alti arrabbiati e scontenti. Un movimento dall’aspetto "legalitario" che cerca consensi ed alleanze nel movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista, prevalentemente e, comunque di idee "sinistrorse", non rinunciando a cercarne pure a destra, forse anche le alleanze… Teniamo conto che questo movimento diventerà partito – se non lo è già, visti gli agganci con il partito di Di Pietro, si presenterà alle elezioni politiche, si candiderà al governo e, probabilmente, governerà e non si capisce con quale orizzonte… Il "grillismo" sembra quasi un veltronismo arrabbiato dove sta tutto… E ci saranno, appunto, i problemi reali da affrontare e, nel guazzabuglio che si sta formando, riusciranno ad andare d’accordo, ad affrontare pressioni esterne? L’orizzonte "legalitario" non è un pochino "ristretto?
Mi si può obiettare, facilmente e giustamente, che questi sono comunque in gran parte uomini nuovi, che sono diversi dagli altri, che sono indipendenti ed autonomi dai poteri economici e finanziari e, comunque è giusto dare il beneficio del dubbio. Mi si obietterà che, anche attraverso "i sondaggi" della rete, sarà possibile elaborare un programma. Io, però, voglio mettere altre pulci nell’orecchio… E’ possibile che il movimento delle liste civiche abbia uno sponsor economico? In questa direzione, per la verità, qualche indizio c’è… Qualche mese fa la Rizzoli (vale a dire RCS – il gruppo del Corriere della Sera) pubblicò "La casta" scritto dal giornalista del Corriere Gian Antonio Stella. In questo volume vengono denunciati gli sprechi e i privilegi della casta, appunto, politica. Cose che, anche se non nel dettaglio, si sanno e che già sono state denunciate in altri libri. Il programma Report di RAITRE, già da anni mostra sullo schermo abusi, sprechi e quant’altro, degli amministratori e dei politici. Il saggio – denuncia di Stella, però, pubblicato in grande tiratura, intercetta il malcontento degli italiani, in gran parte depauperati da anni di crisi, di sprechi, di malgoverno e ha successo! E’ il segnale che bisogna raccogliere i "nuovi" frutti…
La BUR, una collana Rizzoli, pubblica da tempo, in quantità industriale, i libri di Marco Travaglio ed ha pubblicato, recentemente, un paio di titoli di un altro giornalista – polemista legato al movimento della liste civiche, Oliviero Beha. I temi sono i consueti, la degradazione della politica italiana e di quella parte della finanza e dell’economia legati a quella politica. Spesso Beppe Grillo cura la prefazione di questi testi – anche per un altro libro di Beha "Italiopoli" edito, questa volta, da Chiarelettere. Sembra che nella RCS sia avvenuta una svolta. Un fatto indicatore di ciò è l’assunzione della carica a vicepresidente di Gherardo Colombo. Proprio lui! Il giudice (vi ricordate lo slogan "Di Pietro – Colombo andate fino in fondo") che si è occupato della fuga di Sindona, della P2, delle tangenti, della maxitangente ENIMONT e della corruzione dei giudici attuata dall’uomo Mediaset Previti. Un uomo che, certo, non ha una grande simpatia per Berlusconi e per la P2. Come è noto RCS è il tempio della grande finanza e della grande industria, del suo gotha. Qua dentro si giocano anche gli equilibri del neocapitalismo italiano ; insomma siamo al cuore del vero Potere, del potere reale con i suoi patti e le sue guerre fra bande ; le sue guerre di mercato. Allo stato del 2004, uscito Romiti, ex manager FIAT, al gruppo di controllo della RCS appartengono Mediobanca, FIAT, l’Immobiliare Italcementi di Pesenti, Assicurazioni Generali, Pirelli, Banca Intesa, Sinpar, Mittel ed EDISON. Con la liquidazione di Romiti entrano quattro nuovi soci: Della Valle, Merloni, Ligresti – già salito alla ribalta delle cronache con Mani Pulite -, Geronzi – vale a dire Capitalia entrata nell’inchiesta sul crack Parmalat-. Quindi si stanno giocando nuovi equilibri… Tendiamo a sopravvalutare il Berlusconi politico quando il Cavaliere è soprattutto un finanziere, un business man. Con un’operazione stile P2 tenta il controllo della RCS, un’operazione di cui, sicuramente, Ricucci è un prestanome. Come Gelli insegnava "il vero potere risiede nel controllo dei mezzi di informazione". Negli anni Settanta, per qualche anno, la P2 di Gelli ed Ortolani assunse il controllo della Rizzoli (Angelo Rizzoli era un iscritto come il direttore editoriale Tassan Din) grazie anche ai buoni servizi del Banco Ambrosiano di Calvi – altro affiliato -. Il "parco giornalisti" del Corriere – ora di proprietà Rizzoli – vale a dire il direttore Di Bella e i vari Costanzo, Gervaso, Trecca, ecc… completava l’album di famiglia. Ai tempi il tentativo della P2 era quello di creare un network economico, finanziario e politico genuinamente anticomunista da contrapporre al "voltafaccia" della FIAT e di altre imprese italiane che, invece, cominciavano a guardare con interesse al compromesso storico e al PCI, naturalmente nell’ottica di condurre i comunisti alla demarxistizzazione. Voltafaccia perché pochi anni prima casa Agnelli finanziava i neofascisti dell’MSI e i "golpisti bianchi" di Sogno (altro iscritto alla P2) mentre un altro collaboratore di Sogno, il provocatore Cavallo, schedava gli operai FIAT. Insomma da un parte il piduismo, il neoconservatorismo, il "trilateralismo" e il neoliberismo di "destra" con agganci americani (CSIS) e nella mafia sicula e italoamericana ; dall’altra il "trilateralismo" e il "neoliberismo" di sinistra della FIAT e di altre imprese dialoganti con i comunisti. E’ significativo il fatto che il leader del PRI, il partito più vicino ai finanzieri e agli industriali, avesse dato la sua benedizione all’intesa DC – PCI. Tornando all’oggi possiamo dedurre facilmente che i famosi soci occulti di Berlusconi fossero e sono riconducibili agli ambienti piduisti e alla mafia, coloro che hanno incoraggiato la sua entrata in politica. L’interesse per l’RCS, nella fattispecie per il Corriere della Sera, perno di equilibri economici e finanziari e quotidiano d’opinione più letto d’Italia non è scemato. Berlusconi esagera. Alle elezioni del 2001 ottiene l’appoggio di Agnelli (FIAT) e della Confindustria mentre gli equilibri all’interno dell’RCS sono a suo favore. Il Corriere della Sera, il giornale più spaventosamente conformista d’Italia, appoggia Berlusconi, ma questi, come si è detto, esagera. Al minimo cenno di critica, ed è difficile non criticare un Presidente del Consiglio che fa del paese o ritiene il paese la sua personale proprietà… Il direttore del Corriere De Bortoli viene rimosso dalla direzione e sostituito da Mieli (per la verità, tanto rumore per nulla!, perché De Bortoli verrà messo alla direzione del Sole 24 Ore). Per assumere il peno controllo dell’informazione "confindustriale" Berlusconi tenta l’assalto alleandosi con i nuovi finanzieri d’assalto, i cosiddetti "furbetti del quartierino". Le scalate contemporanee, mediante OPA, di RCS, Antonveneta e BNL indicano che, per certo, un patto, almeno tacito fra Berlusconi e i diessini dalemiani c’è stato. Costoro, attraverso la Unipol, volevano rafforzare un loro polo finanziario ed economico per sottrarsi a pressioni esterne indebite, ma la scelta di un"inciucio" finanziario con Berlusconi e, certo, non solo perché il Cavaliere dovrebbe essere un avversario politico, è veramente sciagurata. I tentativi, fortunatamente, vengono sventati. Dico: fortunatamente e giustamente perché un’informazione di opinione controllata da Berlusconi, questa sì avrebbe portato al regime! Un'altra vicenda degna di interesse è quella della TELECOM. Grillo ha avuto il merito di prendersi carico della rappresentanza dei piccoli azionisti e di tutelarli di fronte al finanziere d’assalto Tronchetti Provera. Costui potrebbe entrare, anzi difficile sostenere il contrario, nell’affaire del servizio di sicurezza TELECOM coinvolto nelle intercettazioni, nei pedinamenti di magistrati, giornalisti, politici – e stendiamo un velo pietoso sui calciatori! -. Un particolarità degli "attenzionati" è che, per la grande maggioranza, sono persone sgradite a Berlusconi! Tronchetti Provera alleato di Berlusconi? Guardiamo ai rapporti fra uomini del servizio sicurezza TELECOM e uomini del SISMI, il servizio segreto militare italiano, sotto la direzione dell’ufficiale della Finanza Pollari e scopriremo che questa è la realtà dei fatti… Una guerra "politica", di mercato, mediatica e con il coinvolgimento di servizi pubblici e privati, in definitiva, una guerra di potere. Pensiamo al dossieraggio attuato dal collaboratore SISMI Pio Pompa…
Qualcuno avrà notato che, dall’intervento di Grillo all’assemblea degli azionisti TELECOM, il comico ha cambiato registro: il bersaglio principale sono diventati i politici. Voglio azzardare un’ipotesi che, in quanto tale, và presa con il beneficio del dubbio e và verificata, se possibile… Voglio dire, non è verosimile pensare che, prendendosi carico delle cause dei piccoli azionisti – TELECOM ma si potrebbe aggiungere Parmalat – Grillo abbia deciso di allearsi con quella parte di grande azionariato o, comunque, di azionisti più ferrati nell’acquisto di pacchetti di controllo ritenuta migliore, più onesta o maggiormente in grado di "mettere a riparo" i "piccoli"? E non può darsi che la contropartita sia stata anche quella di impegnarsi, naturalmente con i suoi mezzi e le sue capacità, nella costituzione di un movimento, o meglio, di un nuovo partito da contrapporre sia al centrosinistra che al centrodestra giudicati, ormai, oltrechè spreconi e corrotti anche inaffidabili? Sono domande senza risposta, ma, in ogni caso, sensate e non cancellerebbero la buona fede di Grillo. Però ogni scelta, soprattutto quando si entra nelle stanze del potere, hanno conseguenze…
Oggi, dunque, gli equilibri nell’RCS sono mutati e non sono più favorevoli a Berlusconi, abbiamo un Presidente di Confindustria – prima c’era il berlusconiano Amato – e della FIAT Luca Cordero di Montezemolo che, sfruttando la fama di "uomo della Ferrari", comiziando e tuonando, fa le paternali, pretende di dettare l’agenda politica e di influire sulle decisioni politiche con rara arroganza, decisioni che dovrebbero essere dettate da uno spirito rigorosamente neoliberista. La FIAT si è risollevata dalla crisi, è più forte, più in grado di influenzare. Fra Luca Cordero di Montezemolo e Berlusconi non corre certo buon sangue, inoltre la nuova direzione confindustriale ha lanciato una svolta "legalitaria" e "moralizzatrice". Il buon Luca intima gli imprenditori di "pagare le tasse" (e prima che succedeva?) e, come se fosse il Verbo, dichiara che "la mafia è fuori dal Mercato!". Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere perché che ha studiato e si è occupato seriamente dei fenomeni della mafia e della criminalità organizzata sa perfettamente che questi sono stati allevati e sono cresciuti nel libero mercato. Il mercato reale non quello delle favole che sono state propinate per anni… I mafiosi, i grandi boss devono aver certo pensato che il buon Luca o è pazzo o non parla seriamente. In ogni caso riprovi lui a togliere i mafiosi dal Mercato (con la m maiuscola). La mafia non è solo criminalità organizzata, ma anche un potere economico che vive nel Mercato. E’ il neoliberismo reale bellezza (non s’era discusso per anni del socialismo reale) e non puoi farci niente! In totale è la svolta di un neoliberismo condito di "legalitarismo" e di "moralismo" – falsi, a mio parere - . La svolta del neocapitalismo buono – negli USA dicono "compassionevole" – e quello cattivo dei Berlusconi, dei piduisti e dei mafiosi di questo mondo… Si continua con le finzioni! Leggiamo attentamente dichiarazioni provenienti dalla Confindustria, dai giornali targati RCS e da esponenti delle liste civiche e, sono sicuro, ravviseremo delle affinità e delle sintonie. Torniamo per un attimo ai fogli dell’RCS: il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. Questi fanno da cassa di risonanza alle "nuove idee". Il primo, grandissimo giornale di opinione di inusitato conformismo, è diretto da Paolo Mieli, uno che dà lezioni di moderazione quando ha un passato in Potere Operaio, dove, naturalmente non ce n’era uno di operaio – "molotov e champagne" si diceva! – la più violenta delle organizzazioni extraparlamentari di sinistra.
Un altro importante giornalista del Corriere è Pierluigi Battista, altro "moderato" di provenienza extraparlamentare di sinistra… Il vicedirettore è, udite, udite Magdi Allam, l’arabo che, quasi quotidianamente ci spiega quanto è buona e democratica Israele… Il predecessore di Mieli è stato quel De Bortoli, già citato, che non ha esitato a fare professione di vittimismo quando è stato costretto da pressioni berlusconiane a lasciare la direzione del Corriere… per assumere quella del Sole 24 Ore. E ricordo a che avesse un poco di memoria che De Bortoli ha sponsorizzato la Fallaci e i suoi libri che, primi qua in Italia, hanno istigato la rabbia e lo "scontro di civiltà" contro l’Islam. Più "moderati" di così si muore… Gad Lerner, qualche tempo fa, alla trasmissione di Ferrara mi sembra, ricordò che gli editorialisti pensavano che la Fallaci fosse una pazza scatenata. Ma i vari campioni del giornalismo targato Corriere, i vari Zincone, Panebianco, La Loggia cavalcarono e sostennero le uscite della Fallaci. Non so cosa dovrebbe meritare tanta malafede da parte di personaggi a cui viene appiccicata addosso l’etichetta della "moderazione". Bene! La linea di questi giornali RCS è rigorosamente liberista, assolutamente… Naturalmente costoro si indignano per gli sprechi della politica, della Casta – come, ormai, è diventato di pubblico dominio. Mi spieghino, allora, come fanno a giustificare, questi neoliberisti opportunisti, le ragguardevoli cifre – io non le riporto per pudore – che il Corriere e il Sole 24 Ore incamerano dallo Stato! Insomma lo Stato finanzia, per vie traverse, la Confindustria, naturalmente neoliberista e per il mercato! Sempre pronti a denunciare le malefatte della Casta, ma qui ci si ferma, vero amici del Corriere? Viene ancora da ridere pensare che Grillo possa portare parte del movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista al mulino dell’RCS e del Corriere, rigorosamente neoliberista e che, qualche anno fa, dopo il G8 di Genova, accusò i contestatori di essere dei terroristi (andatevi a rivedere le cronache d’allora!). Ci sentiremmo veramente di poter escludere che le nuove liste civiche supportate da Grillo non siano poi così autonome? Vi siete chiesti perché Grillo e gli esponenti delle liste civiche sono muti sulla legge Biagi? Se gli indizi dovessero trasformarsi in prove e certezze tutto sarebbe più chiaro – allo stato attuale c’è poca trasparenza! -, perché i poteri confindustriali preferiscono un lavoratore precario, ricattabile e senza tutela sindacale. Altro che efficientismo! Sparlare dei "poteri deboli", cioè dei politici rende bene e meglio soprattutto quando si è in sintonia con i poteri forti. E poi, la questione della riduzione della spesa pubblica, degli sprechi, ecc… Siamo tutti d’accordo, se si escludono quelli che "prendono", ma i quali riduzioni si parla? Quelle di che contributi ai giornali e, quindi, anche al Corriere? Da ultimo le proposte di Grillo che, a mio parere, sono un espediente mediatico… Chiedetevi, invece, che cosa faranno i "nuovi politici" quando saranno in Parlamento e governeranno, quando riformeranno la Casta dal suo interno. Ci saranno l’iter legislativo, gli accordi, i contatti e poi? A quelli che hanno fiducia io rispondo: "Preparatevi!" Io, al coro della ggente che bersaglierà i poteri deboli, i "politici", per quanto corrotti ed inetti, non mi aggregherò… Oggi e, ripeto, oggi è molto facile e comodo… Ma se ci sono i corrotti dove sono i corruttori? Il corruttore non è forse riprovevole quanto il corrotto, se non di più perché in certi casi può pure controllarlo? E chi sono i corruttori? Ma sono quelli che hanno osannato Craxi per poi applaudire i giudici che lo hanno condannato ; sono quelli che hanno poi abbracciato la normalizzazione, preoccupati dello zelo giudiziario, optando, di volta in volta, per Berlusconi o per il centrosinistra per poi sputare ancora nel piatto in cui, pure loro, hanno mangiato. Signori, sono i veri poteri forti… Il resto oggi è teatrino infimo… Un politico ci mette sempre la sua sporca faccia, mentre questi "non si sporcano le mani". Ma vogliamo parlare della serie dei grandi patrimoni, di bancarotte fraudolente, delle speculazioni finanziarie, di Cagnotti già condannato, di Tanzi, di Geronzi ; vogliamo parlare dei milioni e miliardi intascati e occultati, dei fondi neri, delle società off shore, dei canali di riciclaggio, dei traffici di armi, droga, ecc…, delle scatole cinesi (non le ha inventate Berlusconi e non è l’unico che fa ricorso a questi espedienti). Vogliamo parlare dei paradisi fiscali… Se si fa tanto i moralizzatori, si vada fino in fondo, a scoperchiare le casseforti di tangenti, evasioni fiscali, fondi neri, proventi delle mafie e della criminalità organizzata di diversi paesi, delle forme di finanziamento del terrorismo, del riciclaggio di traffici di armi, droga ed altro. Quelli, invece, non sono forse stati canaglia? Ma è meglio così, meglio l’ipocrisia, l’indignazione a buon mercato, perché, semplicemente, è questo il sistema che vige e chi ne ha le chiavi non vuole certo cambiarlo. Oggi tutti sono d’accordo quando scrivono che Sindona era un finanziere legato alla mafia siciliana ed italoamericana, un riciclatore dei proventi dei traffici di droga, oltrechè piduista. Ebbe poi le sue traversie, ma credete veramente che i "salotti buoni " delle finanze americana ed italiana non avevano nozione delle attività del signor Sindona e che, qualcuno, pure vi partecipò? Chissà perché organizzò un falso sequestro denso di segnali ricattatori… E Gelli? Era certo un agente segreto, probabilmente a contratto, per americani ed italiani e il Piano di Rinascita Democratica, la P2 non potevano essere tutta farina del suo sacco… Siamo di fronte a soggetti collettivi… Gelli aveva una miriade di conoscenze nel mondo della finanza e della grande industria italiana nonostante la sua pessima fama ed amava ripetere di essere un "banchiere senza licenza" ( in buona sostanza un addetto alle operazioni finanziarie sporche ed illecite). Da buon agente segreto Gelli ha accumulato dossier e documenti per ricattare e può, quindi, dormire sonni tranquilli, da pensionato più che abbiente data la consistenza del suo patrimonio. La vera lista della P2 contiene molti più nomi, è stata recuperata dal SISMI in Uruguay ed è stata secretata. Ma credete, veramente, che gli affiliati di Gelli fossero solo i politici?
Aveva ragione il vecchio Marx, in fondo, quando affermava che "gratta gratta esce fuori l’economia".
Torniamo ora ai "giochetti di potere", quelli delle piccole fazioni, consorterie, correnti, lobby ; torniamo alle future elezioni presentate senz’altro come quelle decisive per l’Italia, al passaggio dalla "Seconda" alla "Terza" Repubblica con le nuove "rotture", i nuovi assestamenti gattopardeschi con i loro ricambi generazionali. Torniamo alle guerricciole per raccogliere le briciole che, essendo la torta sempre sostanziosa, non sono poca cosa. Dunque un quadro "politico" diviso attualmente in tre:
- la rifondazione berlusconiana e forzitaliota del centrodestra con i nuovi circoli "imprenditoriali" della Libertà, affidati alla nuova vamp della politica italiana, la sciura Brambilla con un Berlusconi defilato e nel ruolo di manovratore dietro le quinte. Insomma, il tentativo di dare un’immagine del centrodestra meno legata la partito - Mediaset e più "manageriale", "imprenditoriale", ecc…
- il Partito Democratico, una sorta di contenitore di Nulla, affidato alle "magie" di Veltroni, il volto della "rifondazione di centrosinistra" depurata dei residui passatisti del marxismo. L’operazione è gradita al capitalismo "radical chic" alla De Benedetti e Scalfari del gruppo Repubblica – Espresso
- il terzo incomodo, le liste civiche, il "grillismo" o come lo volete chiamare ; il volto "buono" e "nuovo" (ma Di Pietro è nuovo?) della politica italiana sponsorizzata o, meglio, fiancheggiata dai giornali RCS e dall’editoria Rizzoli.
Questi ultimi sono, per ovvi motivi, in vantaggio e forse già cantano vittoria, ma coloro che hanno attualmente in mano le redini degli equilibri economico finanziari, della Confindustria e nell’RCS, in realtà, decideranno al momento opportuno, e sceglieranno il cavallo più affidabile e vincente. Tutto può succedere… Ora come non mai giocano su tutti i tavoli ; è risaputo l’appoggio a Veltroni nelle primarie del centrosinistra essendo ormai sgraditi i vertici del DS, Fassino e D’Alema colpevoli di aver tentato dubbie operazioni finanziarie e lo stesso Prodi, troppo debole al governo e troppo dialogante con i "comunisti". Meglio quindi il duo di "sindaci di Roma" (Veltroni – Rutelli), sicuramente graditi anche al Vaticano. La svolta "imprenditoriale" (di pura immagine) di Berlusconi piace sicuramente ai poteri confindustriali a cui, certo non spiacerà pure il ridimensionamento degli uomini Mediaset in politica… Come nel biennio 1992 – 1994 la situazione era estremamente incerta e nessuno, agli inizi, si sarebbe aspettato una "scesa" in campo di Berlusconi e la sua vittoria, un po’ come quando negli USA l’ex attore Reagan vinse le presidenziali. Siamo di fronte ali stessi poteri economico finanziari e confindustriali che nel 2001 scelsero Berlusconi (l’incontro con Agnelli ; la dichiarazione di Berlusconi "Il programma della Confindustria è il mio!") e l’anno scorso Prodi (l’editoriale di Mieli sul Corriere in cui si definiva la scelta a favore del centrosinistra). Nel primo caso l’appoggio fu ritirato perché Berlusconi era troppo indaffarato egli affari suoi e dei suoi amici e nel secondo perché Prodi è troppo debole e la maggioranza "troppo spostata a sinistra". Gli stessi poteri fiancheggiano le liste civiche… I "nuovi" non possono cantar vittoria, gli avversari elaborano le loro strategie e chi conta deve ancora scegliere. Se dovessi scommettere punterei proprio su Berlusconi, perché, a differenza degli altri ha dimestichezza con il mondo dei poteri economici e finanziari, facendone parte. L’operazione dei Circoli della Libertà potrebbe piacere… In questo caso si arriverebbe ad un compromesso Montezemolo – Berlusconi con quest’ultimo ridimensionato e più impegnato nell’agenda "confindustriale". Oppure Luca Cordero di Montezemolo stanco delle ritrosie al neoliberismo, stanco dell’inefficienza e dell’inaffidabilità dei "politici", si deciderà ad entrare in "politica" con il suo partito, il partito FIAT o partito Ferrari, se preferite, in contrapposizione al partito Mediaset di Berlusconi. Un bipolarismo che farebbe molta più chiarezza…
In ogni caso niente di buono sotto il sole: le contese elettorali sono solo giochini, non politica seria e, al momento del dunque, dell’entrata in Parlamento e nel governo si disvela la finzione. Chi è al governo o alla maggioranza subirà le consuete pressioni e se non sarà in grado di attuare l’agenda politica dei "poteri forti" sarà costretto a cedere a chi è più affidabile…
Insomma è la (vuota) contesa fra i berlusconiani, i veltroniani, i (perdonatemi!) "grillini", la "politica" personalista tanto piccina da sparire e che rappresenta solo sé stessa, il Nulla o, meglio, il fumo… Dove c’è fumo, c’è arrosto: in questo caso l’arrosto del neoliberismo. Non siamo alla "fine delle ideologie": noi seppelliamo i soliti cadaveri, quelli di chi si oppone realmente allo stato di cose, quelli delle dottrine politiche critiche verso il neoliberismo. Si contesta: ma quelle dottrine politiche sono residui del passato ; creazioni ottocentesche… Beh! Pure il neoliberismo, il liberismo figlio dell’utilitarismo inglese e del pragmatismo americano lo è! Questo è il meraviglioso sentiero ottocentesco de presente e del futuro… Il neoliberismo, il neoconservatorismo, il trilateralismo, che si intrecciano e confondono, non sono che riproposizioni… La deregulation, il reaganismo, l’affermazione del premier britannico Thatcher, negli anni Ottanta, "There is no alternative", non c’è alternativa al libero mercato, appunto… E banchieri, finanzieri, industriali, politici, diplomatici, giornalisti, ecc… di tutto il mondo aderiscono a questa visione. Coloro che promettono la riduzione della fame del mondo, quando poi, per ovvi meccanismi, del mercato reale, del neoliberismo reale, questa aumenta… Coloro che hanno scoperto i problemi dell’ambiente quando la situazione era oltre i livelli di guardia e, comunque, non potendo risolverli entrando nella loro ottica. Forse i vecchi partiti di massa erano rigidi, inquadrati, ma rappresentavano qualcosa… Piaccia o non piaccia quella era politica… Oggi, invece siamo al postmoderno, alla postdemocrazia, ai partiti "pigliatutto" che organizzano unicamente il consenso… Il Mercato fagocita tutti i linguaggi quando diventano spendibili… Può diventare pure "compassionevole", "no global", "verde", ecc… E poi riesce a mantenere sé stesso… Noi diventiamo "merce", consumatori – votanti a sui i "politici" si rivolgono per i voti… Merce contro merce… E la "politica mercato", la "politica merce", la "politica consumo", la "politica media", la "politica spettacolo", la "politica virtuale", la "politica gioco", ecc… Tutte facce della stessa medaglia di una "politica" che è tutto fuorché politica… Fra il centrosinistra e il centrodestra una sia pur minima differenza persisteva, ora si sta annullando e scopriremo che Prodi era dei meno peggio perché, a differenza dei "politici" odierni "vecchi" o "nuovi" ha una immagine "onesta", irritante che, mediaticamente, non può essere spesa… Ma noi stiamo a discutere del presente mentre è già domani e Prodi è in piedi sono per garantire la transizione alle elezioni, al "nuovo"… Le nuove elezioni, appunto, e vedremo come si caratterizzeranno… Un mercato di partitini che si bevono come la Coca Cola o la Pepsi (perché è come se noi scegliessimo fra due prodotti dello stesso tipo, senza poter optare per qualcosa di diverso) ; un palcoscenico di spettacoli in cui i "politici" recitano e giocano come bambini. Perché è tutto un tremendo gioco infantile e i "politici" sono bambini che vivono in un loro mondo… E i politici che ballano e danzano… i politici che recitano… i reality… la politica che si fa reality (o fiction)… i politici che si divertono sugli yatch dei veri potenti… i paparazzi che fondano partiti… i comici che fanno i politici… i politici che fanno i comici… i comici che fanno finta satira che non fa ridere… i talk show urlati politici e non politici… l’informazione spettacolo… il giornalismo capziosamente vuoto… il giornalismo fiction… i politici con… anchorman… presentatori televisivi… cantanti di successo… attorucoli… calciatori… le modelle… le veline… le subrettine… le pornostar… ancora i comici… Sembra una canzone di Rino Gaetano! Un enorme gigantesco carnevale, una baracconata in cui tutto viene frullato: con rispetto parlando questa è la "politica" rincoglionita (non solo vuota), la "politica" dei bamboccioni fuori dalla realtà, intenti solo a strappare applausi e risatine.
Se questo è l’eterno gioco politico non bisogna starci, bisogna lasciare che giochino fra di loro nell’indifferenza più totale e disarmante… Attualmente… allo stato attuale penso che l’indifferenza sia un giusto atteggiamento… Abbandonare questo carnevalesco teatro ; elezioni comprese…
Vorrei vedere quando mancheranno i voti, gli applausi, i sorrisini e le risatine! Vorrei tornare per un momento su Grillo dopodiché non tornerò sull’argomento che, peraltro, è collaterale… Io apprezzo sinceramente quel che il comico genovese ha fatto in passato, ma, a mio parere – spero di essere smentito – è stato trascinato in un’operazione – e gli riconosco ancora la buona fede – che lo costringe ad entrare nel circo politico mediatico, quel grande carnevale cui accennavo, in cui tutti sono uguali a tutti, tutti cercano l’applauso della ggente, del pubblico e se ne fregano del cittadino. Il Grillo di oggi non è più quello di qualche tempo fa. Questo mio ultimo scritto, oltre che una manifestazione di miei pensieri e riflessioni, costituisce anche uno sfogo ed è il più denso di provocazioni… Allo stato attuale la penso così, in futuro chissà… Per quelli che pensano si debbano sotterrare le categorie di "destra" e "sinistra", è inutile che si affannano perché la "politica" che vediamo è veramente oltre la "sinistra", oltre la "destra", ha sotterrato la vecchia politica da tempo per queste gustose prelibatezze postmoderne propinateci quotidianamente. A questa stregua è meglio essere reazionari. Il Mercato, il neoliberismo, ecc… esistono e la loro egemonia ha degli effetti e i conflitti politici svengono marcati dalle fratture provocate da quegli effetti. Personalmente penso che debba essere ripensato il socialismo in forma non dogmatica come teoria e prassi… Certo per quanto ho scritto io stesso posso essere accusato di essere qualunquista, nichilista, cinico e di fare delle dietrologie. Per quel che riguarda il qualunquismo rispondo che, per me, il vero qualunquista è quello che cavalca le correnti della ggente ovunque lo portino… Qualunquista e, aggiungo, squallidamente conformista… Forse ho fatto sfoggio di un nichilismo intellettuale ma la terra bruciata attorno ai valori l’hanno fatta altri, coloro che banalizzano tutto con lo spettacolo, Chiesa compresa. Il cinismo può essere uno strumento intellettuale per comprendere i veri cinici, coloro che cavalcano la massa, mentre, per ciò che concerne le dietrologie, rispondo che la storia è fatta di complotti e che, ognuno,poi, è dietrologo per quel che gli fa più comodo… Per quanto riguarda i tempi odierni e postmoderni dico che, forse, e dico forse aveva ragione Pasolini che,già agli inizi degli anni Settanta, aveva compreso il fenomeno di omologazione culturale ed antropologica della società italiana all’insegna del consumismo e dell’edonismo. Parlava di "nuovo fascismo", perché allora la parola neoliberismo non era n uso in Italia, ma la sostanza è la stessa. Lui, sì, che scriveva che le categorie destra/sinistra per come si presentavano non potevano più comprendere il nuovo paesaggio. Dicevo… secondo il poeta l’unica reazione possibile a tutto era la disperazione e non mi sembra un’affermazione poi così discutibile… Solo se si tocca il fondo, se si è in basso, si può risalire veramente… Solo allora sarà possibile una reazione che sia adeguata… Insomma, dalla disperazione un barlume di speranza…
Dimenticavo! E la sinistra? Quella istituzionale è ancora troppo autoreferenziale, così fottutamente autoreferenziale da apparire sempre di "sinistra". E la "sinistra" oggi è un frullato di vago ambientalismo, comunismo "radical chic" bertinottiano, operaismo e "movimentismo". Bene! Ora siamo alla vigilia di qualcosa che dovrebbe assomigliare a un cambiamento: sia veramente alternativa, elabori dei programmi, ma non si nasconda dietro le consuete parole.
Il movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista di matrice cattolica e di "sinistra alternativa", dopo un periodo dinamico e innovativo ormai lontano, si è adagiato, spera di risolvere i problemi senza sporcarsi le mani e delegando al Potere la risoluzione dei problemi. Anche qui, oltre all’integrazione, vi è un difetto di autoreferenzialità. In Brasile il movimento ha portato alla formazione di una nuova sinistra che governa, nel bene e nel male… Qualcosa ha prodotto. Da noi solo tiepide contestazioni, appuntamenti ovvi e programmati, litigi…
In futuro vedremo…
Voglio chiudere con una piccola fiaba…
In un tempo e in un mondo lontano gli uomini vivevano in piena serenità quando, al loro cospetto, si presentò uno strano essere, forse un lontano parente dell’omini di burro collodiano (spesso gli scrittori comprendono la realtà molto più degli "scienziati" sociali, politici ed economici). Era piccolo, di aspetto innocuo e la sua faccia aveva mille espressioni tutte sorridenti. Inoltre era gentile e garbato da conquistare i presenti ed ammaliarli. L’essere propose il gioco delle tre carte: sul banco erano poste tre carte, due vuote e un asso di denari ; lui le avrebbe mischiate e gli uomini avrebbero dovuto indovinare ov’era l’asso di denari. In cambio avrebbero conquistato felicità e ricchezza, ma, nel caso avessero perso, cioè scelto le carte vuote, avrebbero dovuto cedere all’essere i loro averi. Dunque giocarono e l’ometto pareva molto abile nel mischiare le carte… Vinceva sempre e gli uomini furono costretti a cedere, progressivamente, i loro averi. In realtà l’ometto era un imbroglione: le tre carte erano tutte vuote per cui non poteva perdere… Gli uomini persero tutto,rimasero nudi e l’essere ne fece i suoi schiavi, finchè un uomo, un mago forse, dopo aver assistito alla scena si accorse dell’inganno e decise di giocare lui per restituire agli uomini la libertà e le loro cose. L’essere si era fatto ormai arrogante ed il suo sorriso irridente… Il mago, con grande abilità, sostituì una carta vuota con un asso di denari e cominciò a vincere… a vincere… a vincere… Agli uomini furono restituiti libertà ed averi. L’ometto, ovviamente, si era accorto dell’inganno, ma non poteva sbugiardare sé stesso di fronte agli uomini. Il mago, rispondendo con l’inganno all’inganno, aveva ristabilito il giusto equilibrio delle cose. Ora era l’ometto ad essere messo alle corde e costretto lui stesso, alla pari con il mago, a giocare veramente con i suoi possedimenti. Quanto credete che l’essere rimarrà sorridente ed accetterà di giocare?
La fine della storia non la so…
E’ veramente l’Anno Zero? In realtà all’Anno Zero siamo rimasti…
In un editoriale di D’Avanzo, giornalista di Repubblica, si è parlato di barbarie televisiva, perché Santoro avrebbe dissolto la materia del contendere, cioè se il Magistrato di Catanzaro De Magistris, avesse o no violato regole da richiedere l’intervento, di iniziativa, del Guardasigilli, per deferirlo al CSM. Secondo D’Avanzo in questo modo Santoro si sarebbe messo le regole sotto i piedi, invitando sostanzialmente al non rispetto delle stesse, quindi alla barbarie.
Io credo che, in realtà, l’oggetto del contendere fosse chiarissimo: essendo De Magistris titolare di inchieste scottanti per politici e magistrati – e vi sarebbero, in qualche modo, coinvolti sia Mastella che Prodi – com’è possibile che si invochi la formalità, il rispetto delle regole, mentre per altri casi – attenzione, qui si parla soprattutto di magistrati – non c’è la dovuta sensibilità? Il merito del programma è stato soprattutto quello di far emergere la situazione disastrosa della magistratura lucana che non sembra essere migliore di quella calabrese… Fascicoli lasciati marcire in attesa della prescrizione, provvedimenti redatti e mai firmati… Ce ne sarebbe abbastanza da indurre un Ministro di Grazia e Giustizia a intervenire, visto che conserva un potere di iniziativa. Invece…
Certo, la questione non è che De Magistris – che peraltro, per competenza, si deve occupare delle irregolarità e delle illegalità dei magistrati lucani – non possa essere eventualmente sottoposto al giudizio disciplinare dal CSM (per violazione del segreto istruttorio o altro, ma non si sa!) ma che le regole, appunto, devono essere uguali per tutti, a maggior ragione per i magistrati negligenti e, forse, corrotti. E parliamo di inchieste penali di omicidi in cui si sono verificati degli insabbiamenti… Poi il Guardasigilli smentisce sé stesso: la questione De Magistris verrà discussa dal CSM solo a dicembre! Ammazza quanta urgenza! A pensar male si fa peccato ma si indovina e, infatti, ormai Mastella si comporta come se fosse sulla difensiva, in attesa dell’inevitabile, minacciando e ricattando… Detto questo, il programma mi ha lasciato piuttosto perplesso… Lì per lì anch’io approvavo ; finalmente gliene cantiamo quattro a questi politicanti inetti! Poi, però, ho dovuto prendere atto di un fatto, in realtà molto banale: non stavo guardando un programma politico, ma un autentico show. Era come se si assistesse alla serie "Ed ecco a voi i fustigatori della Casta!". Insomma un circo mediatico in cui tutti recitavano una parte, concepito per un particolare pubblico ; quello degli "incazzati" sia con il centrodestra e, ora, contro il centrosinistra. Un programma come quelli di Floris, di Vespa, ecc… solo indirizzato ad una fetta di pubblico diversa e, quindi, ideata per strappare gli applausi di questo target. Anche in questo Santoro è bravo, il migliore… ma tutto ciò in che cosa si accomuna con un serio programma politico che, oggi come oggi, manca? Chi ha fatto la figura migliore è stato proprio De Magistris che è stato molto chiaro e pure duro, pur nei limiti imposti dalla sua funzione e dalla giusta sobrietà. Ma che dire della Forleo, chiamata per difendere il magistrato di Catanzaro? Dubito che le interessasse molto, la questione intendo… Al solo apparire sotto i riflettori, i suoi occhi luccicavano, altro che Di Pietro, Colombo, Davigo ai tempi di Mani Pulite! La GIP di Milano si è poi esibita in uno sfoggio di demagogia meridionalista di livello proprio basso… Il Sottosegretario Scotti – che dire di lui? – chiamato in vece di Mastella, era lì chiaramente per fare la figura del "pirla", non potendo difendere ciò che non poteva essere adeguatamente difeso… Il povero fratello di Borsellino, che, almeno mi aspettavo, avrebbe dovuto parlare di suo fratello, di quel che è recentemente emerso, è stato interpellato su altro e non ha potuto aggiungere molto alla trasmissione. Che dire? Una graziosa figurina di contorno… Marco Travaglio ormai s’è creato un personaggio e recita sé stesso a meraviglia, ma l’ironia dei suoi interventi è fuori luogo e fuori tono con la serietà che richiederebbero… Cosa c’entrano le figurine con Gelli, Berlusconi, Mastella, D’Alema, ecc…
E’ un’Italia da burletta quel che viene fuori, ma l’Italia che ha visto Gelli è stata anche il paese dei morti ammazzati! Un giovanissimo che guarda quest’esibizione troverebbe tutto molto divertente! Il lavoro di Travaglio è prezioso, ma è chiaro che, ormai, "gioca" a fare quel personaggio che si è ritagliato. Non è più il giornalista isolato nelle sue denunce ; oggi sparare sulla Casta è molto più facile e può rendere pure bene… Se poi si condisce il tutto con una dose di comicità… Infatti ecco le vignette di Vauro su Madre Clemente di Mastella! E poi gli ammiccamenti, i sorrisini, ecc… Possiamo ridere, ma il compito di una trasmissione del genere non dovrebbe essere quello di far riflettere e stimolare la discussione? Tutto diventa esibizione spettacolarizzata di indignazione con contorno di intenzioni vagamente satiriche ; circo mediatico, appunto! Non quello dei politici che ballano o cantano, ma sempre circo! Personalmente reputo molto più utile il lavoro di una giornalista come la Gabanelli delle esibizioni di questo tipo che aggiungono poco per quanto riguarda l’informazione e nulla a livello di riflessione. I politici, di entrambi gli schieramenti, attaccano Santoro, ma ciò la dice lunga anche su di loro e sulla loro serietà. Il nervosismo generalizzato dei politici dipende dalla congiuntura caratterizzata da estrema incertezza per la loro sorte – politica – si intende. Forse, non me ne vogliate, ma chi ha fatto l’osservazione più acuta, sia pure pro domo sua, è stato proprio Prodi il quale ha esclamato categoricamente "Non è una trasmissione seria!".
Inizialmente volevo solamente mostrare il mio giudizio sulla trasmissione di giovedì 4, ma ora mi sento di aggiungere qualcosina sui tempi d’oggi, su questi tempi grami. Esporrò dei fatti e mie riflessioni, poi lascerò giudicare chi mi legge… Il programma di Santoro si intitola "Anno Zero" riferendosi al suo ritorno, quindi una nuova nascita in RAI o perché presagisce che le cose stanno cambiando, che si sta verificando una rottura… Prima di trattare le tematiche più attuali, mi voglio brevemente soffermare sul periodo di Mani Pulite (1992 – 1994) e quello immediatamente precedente, per illustrarne le analogie e le differenze con i tempi attuali. Diremmo noi che oggi è molto peggio… Che allora le responsabilità della corruzione, dell’immobilismo, dell’inefficienza ricadevano sul CAF, sul Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Lo spazio politico poteva essere occupato dalle vecchie opposizioni (PCI poi PDS a sinistra ed MSI a destra) o dalle nuove da consenso sempre crescente come la Lega Nord che rappresentava i piccoli ceti proprietari della Lombardia e del Veneto e la Rete un piccolo partitino legalitario che attraeva ex democristiani, ex comunisti ed ex giudici come Palermo e Del Gaudio. Quel che intendo mostrare è che la crisi non scoppia all’improvviso, non è vero che ad un certo punto arriva il pool di Mani Pulite e, improvvisamente, mette alle strette un sistema solido. Le avvisaglie di rottura persistevano da diversi anni ; i partiti e i politici della maggioranza e, in special modo, DC e PSI, erano screditati, ma anche giustamente… Soprattutto esisteva una consapevolezza della crisi, che faceva muovere gli attori politici, ma anche la società civile… Ma andiamo per ordine… All’estate – autunno del 1990 possiamo forse far risalire i primi fatti significativi. Nel corso di un’inchiesta televisiva della RAI sull’assassinio del premier svedese Palme, un sedicente contractor CIA, Dick Brenneke, rivelò la connection CIA – P2 – mafia sui traffici di armi e droga e sul finanziamento del terrorismo di qualsiasi colore per operazioni di "destabilizzazione per la stabilizzazione" ed implicitamente sostenne che l’allora Presidente USA ed ex direttore CIA Bush, il padre dell’attuale Presidente, era fra i veri capi della P2. L’intervista desta sensazione e Cossiga, allora Presidente della Repubblica, anni dopo "gladiatore" reo confesso, diede di matto, anzi fece il matto mentre, fino ad allora, era stato un politico piuttosto grigio. Qualche mese dopo il Presidente del Consiglio Andreotti rivelò al Parlamento l’esistenza della GLADIO, cellula italiana di una rete STAY BEHIND della NATO con funzione antinvasione, dietro, probabilmente, alle pressioni del giudice Casson a cui, nel corso dell’inchiesta sulla strage di Peteano, il neofascista Vinciguerra, autore della strage di carabinieri, aveva rivelato l’esistenza di una struttura simile.
Negli stessi giorni, i primi di ottobre, mi pare, nell’appartamento che era stato il covo brigatista di via Montenevoso a Milano, vengono rinvenute, nascoste, copie inedite del memoriale che Moro aveva scritto durante la prigionia. Tutto si inserisce certo nel contesto di manovre, ricatti e messaggi oscuri fra le forze della maggioranza. E l’uscita di Andreotti deve avere irritato, e molto!, gli americani anche perché nessuno aveva mai osato anche solo accennare, fra i governi europei, all’esistenza della STAY BEHIND. La contesa "politica" di quell’estate era stata incentrata sulla legge Mammì che sanciva il duopolio RAI – Fininvest ed il quasi monopolio dell’emittenza privata nelle mani del piduista Berlusconi grazie ai buoi uffici dell’amico Craxi e della destra democristiana – vale a dire il CAF. Un’incredibile crisi di governo venne risolta nel corso… di una notte con la sostituzione di cinque Ministri! L’anno precedente Berlusconi era riuscito a mettere le mani sulla Mondadori, nel corso di una vera e propria battaglia di "mercato". Dunque anche nei settori della finanza e dell’editoria c’era gran fermento… Direi che si formarono, schematicamente, due cordate contrapposte: quella imperniata sul duo Andreotti – Martelli, a quei tempi Ministro di Grazia e Giustizia, un feudo dei socialisti craxiani, che volevano rifarsi una "verginità antimafiosa" potendo anche disporre della collaborazione dell’ex giudice Falcone, colui che aveva condotto l’inchiesta Pizza Connection, la connessione fra mafia sicula e quella italoamericana, ed istruito il maxiprocesso contro Cosa Nostra e quella riconducibile al trio Gelli – Craxi – Cossiga, fautori convinti di un forte governo presidenziale. Come accennato Cossiga, il "gladiatore" Cossiga si infuriò sia per le rivelazioni di Brenneke che per la relazione di Andreotti sulla GLADIO e la cosa, con il senno di poi, non può non indicare una relazione fra questi fatti, il rapporto fra CIA, P2 e GLADIO… Significativamente Cossiga che divenne il picconatore Cossiga, quello che striglia i partiti compreso il suo, la DC, si fece anche assertore dell’amnistia dei terroristi "rossi" e "neri", sostenendo che si doveva mettere una pietra sul passato - questo mentre erano ancora in corso inchieste e processi sulle stragi, tuttora impunite. "Gladiatori", terroristi "rossi" e neri", erano, quindi, uniti da questa volontà di amnistia (altro che il recente indulto!). Gelli aveva ripreso il suo attivismo "politico". Sulla falsariga del fenomeno della Lega Lombarda fu "creata" una moltitudine di "leghe" da personaggi legati alla mafia siciliana e calabrese, alla "massoneria "coperta" e all’estrema destra. L’obiettivo era destabilizzare ulteriormente un quadro politico istituzionale già deteriorato. Che senso avrebbe fondare, infatti, una serie di partitini se non frammentare il sistema stesso dei partiti. Per chi si vuole leggere il Piano di Gelli – ma del solo Gelli? – era previsto, inizialmente, il sostegno di uomini politici che, poi, si identificavano con il CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) per poi passare, in tempi opportuni, alla creazione del "bipolarismo", naturalmente e opportunamente infiltrato. Gli sviluppi dovrebbero far riflettere… Nel corso di un’intervista risalente al periodo di Mani Pulite Gelli stesso attaccò i partiti, quei partiti che egli stesso aveva abbondantemente finanziato tramite il Banco Ambrosiano (vedi la vicenda del Conto Protezione destinatario dei finanziamenti piduisti al PSI craxiano). Craxi, invece, amico e protettore politico di Berlusconi, coltivava ancora sogni di gloria, confidando nel suo "efficientismo" e nell’immagine moderna lontana dal grigiore democristiano. Pure Cosa Nostra non sta a guardare: come abbiamo visto, da un lato appoggia le "leghe" separatiste, dall’altro si cerca di agganciare Craxi per il tramite di Berlusconi. Da tempo i boss avevano fiutato il cambiamento d’aria e la strategia stragista dei corleonesi mirava proprio a ribadire patti sanciti nel lontano dopoguerra. Nella DC siciliana, inquinata dalla mafia, si erano fatti strada nuovi fermenti, una ribellione a Cosa Nostra, la questione morale si stava facendo strada dalla fine degli anni Settanta. Non è un caso che i corleonesi avessero condotto due strategie terroristiche: una nei confronti dei "ribelli" come Mattarella e una di coloro che non avevano fatto rispettare i patti. I boss di Corleone avevano fatto sterminare i boss della "vecchia" mafia dei Bontade e Badalamenti ; cioè coloro che intrattenevano i rapporti politici e finanziari, probabilmente perché ritenuti anche responsabili del fallimento del sistema Sindona che bruciò diversi miliardi. In quel frangente, in attesa della sentenza definitiva del maxiprocesso, i boss si mantenevano guardinghi…
Poi arrivarono Tangentopoli e Mani Pulite e i suoi effetti si registrarono innanzitutto al nord, a Milano, condannando Craxi e il PSI all’estinzione politica. I prodromi già c’erano stati pochi anni prima con la cosiddetta Duomo Connection, l’inchiesta sulla presenza della mafia a Milano e i suoi agganci con personaggi legati al PSI. Con quell’inchiesta aveva mosso i primi passi il PM milanese Di Pietro. In effetti da tempo si susseguivano scandali e inchieste che coinvolgevano esponenti dei partiti di governo, ma, in pochi mesi, nel biennio 1992 – 1993, la deflagrazione e apparente disgregazione del sistema politico furono totali. L’inchiesta sulla maxitangente ENIMONT mise in ginocchio i partiti di governo. In quell’ambito si verificarono alcuni suicidi sospetti (Gardini, Cagliari, ecc…). Si sgretolava un sistema… Gli imprenditori, sentendosi taglieggiati, si rivolgevano alla Magistratura. In realtà ancora è da stabilire chi fossero quelli taglieggiati e vessati e quelli, invece, conniventi con il sistema di appalti pubblici pilotati, un sistema che permetteva ad alcuni di impedire l’ingresso di concorrenti. Craxi, che coltivava sogni di gloria, il ritorno al governo, lasciò il paese. Gli avvisi di garanzia si susseguivano a ritmo vertiginoso: nel governo Amato, metà degli esponenti erano indagati… Andreotti, ben sette volte Presidente del Consiglio, venne imputato per associazione mafiosa e per l’omicidio del giornalista Pecorelli. E non erano gli unici problemi che doveva affrontare… Vennero confermate le sentenze di colpevolezza inflitte ai vertici di Cosa Nostra e l’ira dei corleonesi non si fece attendere. Vennero assassinati il luogotenente di Andreotti in Sicilia Lima e l’esattore andreottiano Ignazio Salvo, entrambi in odore di mafia. L’attentato a Falcone venne organizzato nei giorni in cui si stava svolgendo l’elezione del Presidente della Repubblica e ciò servì a mettere definitivamente fuori gioco Andreotti come candidato. Erano altrettanti messaggi nei confronti di Cosa Nostra che stava cambiando alleanze. Fra il maggio e il luglio del 1992 Cosa Nostra, con attentati a base di autobombe, assassinò Falcone e Borsellino, coloro che avevano istruito il maxiprocesso ; vendette ma non solo… Cosa Nostra agì quasi certamente con il concorso di altri poteri criminosi, che schematicamente, chiameremo piduisti. Falcone e Borsellino erano a conoscenza di segreti che trascendevano Cosa Nostra e, comunque avevano toccato altri fili. Borsellino, dopo la morte di Falcone, si impegnò nel ricostruire il sistema degli appalti siciliano che, a differenza del nord, oltre ai politici e agli imprenditori, coinvolgeva un terzo soggetto, Cosa Nostra appunto! Ed era occupato anche nell’identificare i canali di riciclaggio dei capitali mafiosi. In un’intervista rilasciata pochi giorni prima della morte di Falcone, nei limiti che competevano a un magistrato, fece i nomi di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano per quanto riguardava i canali di riciclaggio dei proventi mafiosi dei traffici di droga nel nord Italia. Nei mesi successivi accadde di tutto: arresti di vari boss mafiosi e chissà quali e quanti furono venduti da i compari… Misteriose trattative fra pezzi delle istituzioni e uomini vicini a Cosa Nostra…
Nel gennaio del 1993 venne arrestato Riina, "il boss dei boss", un colpo apparentemente magistrale per le forze dell’ordine, ma… ma ancora permangono dubbi sui motivi per cui non fu perquisita l’abitazione del boss, che fra l’altro abitava in piena Palermo. Si temeva, forse, che si venisse a capo delle connivenze mafiose con personaggi dell’imprenditoria e della politica? Intanto la strategia stragista di Cosa Nostra continuava fra il maggio e il luglio 1993 con le bombe a Milano, a Firenze, a Roma… con contorno di messaggi che dovevano essere decifrabili per i destinatari! L’ipotesi di altri coinvolgimenti rimane tuttora in piedi! Poi arrivò la normalizzazione, leghe e movimenti separatisti scomparvero, perché, evidentemente, accadde qualcosa… Il tycoon Berlusconi, allora sull’orlo dl fallimento e temendo che, attraverso Craxi, i magistrati milanesi potessero arrivare fino a lui, si gettò direttamente in politica. Sono ancora ignote le origini finanziarie della fortuna berlusconiana, origine che ha radici in finanziarie svizzere che amministravano capitali dalla provenienza occulta. Considerata la biografia di Berlusconi possiamo però immaginare che tali capitali fossero da ricondurre a personaggi legati alla mafia, alla P2 e alla massoneria coperta… Quindi Berlusconi poteva essere anche un prestanome e forse lo è tuttora. Nel giro di qualche mese riuscì a mettere in piedi Forza Italia, un’emanazione di Publitalia, la società pubblicitaria gestita da Dell’Utri, oggi condannato in primo grado per mafia ed avvalendosi anche della preziosa consulenza dell’amico Craxi, che benedisse l’operazione. Con apparente sorpresa il Cavaliere vinse le elezioni del 1994 presentandosi come uomo nuovo (quando, invece, doveva le sue fortune anche a Craxi ed aveva finanziato praticamente tutto l’arco costituzionale) e baluardo contro il "comunismo" (ancora forti erano i timori di una vittoria del PDS ex PCI da parte di molti ambienti fra cui, naturalmente, quelli a cui faceva riferimento il Cavaliere), come leader di una coalizione di forze che, in comune, avevano soltanto la comune avversione al "cattocomunismo" (oltre agli uomini Fininvest, residui del CAF e del Pentapartito, la Lega, i neofascisti non ancora post, i radicali pannelliani, ex comunisti, ex sessantottini, ex piduisti, ecc…). La "gioiosa macchina da guerra" (sic!) messa in piedi dal segretario del PDS Occhetto subì una sconfitta bruciante, apparentemente inaspettata, grazie all’accortezza di Berlusconi come "uomo di spettacolo".
Ricapitolando: si viene a determinare una particolare congiuntura politico economica con il debito pubblico sempre più elevato per i crescenti interessi sui Buoni del Tesoro, l’incapacità di affrontare la situazione di un ceto politico che attinge alle risorse pubbliche per mantenere consenso e clientele, il discredito della stessa classe politica per la mole sempre maggiore di inchieste per corruzione – fino a quel momento insabbiate, l’emersione di collusioni mafiose, ecc…
Gli attori, politici ed economici, non stanno alla finestra a guardare, ma elaborano strategie più o meno efficaci… I partiti di opposizione (PDS ed MSI) e i nuovi movimenti e altri partitini sperano di ricavare il maggior vantaggio possibile dalla nuova situazione. Accanto alle sacrosante inchieste giudiziarie, si scatena l’attacco alla "partitocrazia", ai "partiti" da parte di… "partiti, con toni sempre più accesi per guadagnarsi il consenso della "ggente" – da noi la parola cittadino, carica della consapevolezza di diritti e doveri, non viene neanche pronunciata e giustamente! – Non mancano spinte sincere al rinnovamento, ma molti sono gli opportunismi e gli opportunisti. Si sa com’è la "ggente": prima ha osannato Craxi e il suo "modernismo" poi gli ha tirato le monetine ; prima ha esaltato il pool di giudici di Milano poi lo ha denigrato ; prima ha accettato la normalizzazione di Berlusconi (e D’Alema) poi li ha mandati "vaffanculo". Si, perché, dopo la sbornia del biennio di Mani Pulite (1992 – 1994), è arrivata la normalizzazione imposta in primis dal Cavalier Berlusconi, il quale doveva salvarsi dal fallimento e dalle imminenti inchieste giudiziarie. Berlusconi si era presentato come "uomo nuovo", alieno da contatti con i partiti, anzi attaccò proprio quei partiti grazie ai quali aveva potuto imporre il suo monopolio dell’emittenza privata. In effetti ancora recentemente, Berlusconi ha etichettato i partiti (ma il suo cos’è?) come corrotti con i toni non incompatibili con la recente nuova ondata "antipartitocratica". Faccia di bronzo, direte voi! La dimostrazione che conosce il "giochino" mediatico, gli espedienti per attirarsi le masse ; dico io! Poi, assunto finalmente il rango di politico, ha attaccato la Magistratura e l’ha praticamente irretita. Le inchieste che coinvolgevano uomini Mediaset come Previti e Dell’Utri sono durate anni. Alla normalizzazione si è adattato il PDS – PCI che, defenestrato Occhetto reo di aver perso le elezioni, è stato preso per mano dal più "dialogante" D’Alema, "dialogante" al punto da farsi pubblicare i libri dalla Mondadori di Berlusconi. I postcomunisti erano ansiosi di vedersi riconoscere l’etichetta di "democratici" e di poter finalmente governare. Della "ggente" si è detto: dopo aver acclamato l’ondata anticorruzione delle inchieste giudiziarie, è stata trascinata dalla normalizzazione e dai tentativi di ricondurre la Magistratura (la parte di Magistratura zelante) alla disciplina. In definitiva si assistette ad una "rottura", una scossa tellurica che sconquassarono apparentemente il sistema dei partiti, ma la normalizzazione – quella che poi deve comunque arrivare – ripresentò sotto le spoglie di un gran corruttore di quel sistema, di molti residui democristiani sparsi qua e là, di postcomunisti e postfascisti, di "sopravvissuti" come Amato e, più tardi, De Michelis e Cirino Pomicino, ecc… Fu sostanzialmente un ricambio generazionale, una sostituzione dei politici vecchi ed obsoleti, i vari Andreotti e Craxi, con quelli più giovani e moderni, comunque, per la maggior parte cresciuti nei partiti della Prima Repubblica. La montagna ha partorito il topolino! Questo è stato il cosiddetto passaggio dalla "Prima" alla "Seconda" Repubblica! Un altro elemento interessante, nel periodo che precedette la normalizzazione, fu l’incalzante succedersi di fatti nel contesto di una situazione caratterizzata dall’estrema fluidità politica. Che cosa tutto questo ha a che fare con l’attualità? E’ possibile che si ripetano, grosso modo, quegli eventi, sia pure in forme diverse? Vediamo…
Oggi la situazione presenta molte analogie con quella che precedette Mani Pulite ; instabilità politica, discredito dei politici corrotti, "spreconi" e collusi con la mafia, immobilismo politico, crisi economica, ecc… Anzi la crisi odierna è ben peggiore perché aggravata da problemi come la continua discesa e inarrestabile dei salari reali, il persistente precariato, l’impoverimento generale, ecc… Inoltre, mentre ai tempi di Mani Pulite era in vigore la conventio ad excludendum nei confronti del PDS –PCI e dell’MSI che, impossibilitati a governare, almeno a livello nazionale erano (relativamente) immuni dai fenomeni corruttivi, mentre oggi sia il centrodestra, in misura maggiore, ma anche il centrosinistra sono chiamati a rispondere della "degenerazione della politica", da inchieste giudiziarie che si susseguono numerose. Come vedremo, oggi come allora, si assiste al comprensibile attacco alla "partitocrazia", ai "partiti" e ai "politici"… Direi si possa far risalire la crisi proprio alle ultime elezioni politiche (2006) i cui sviluppi – come hanno dimostrato le inchieste del periodico Diario -, con cifre ballerine, sono andati nella direzione di un cortocircuito della fragile democrazia italiana, democrazia assai tronca… Indubbiamente qualcosa non ha funzionato, ma su questo non mi dilungo. Basti pensare che, dopo qualche giorno, anziché fare chiarezza su quanto avvenuto, è stata decisa una sorta di "congiura del silenzio" fra i due poli, la solita congiura concepita sulla testa di cittadini ignari. Era chiaro che l’agitarsi di Berlusconi sui brogli costituiva un espediente per "silurare" la nuova debole maggioranza di centrosinistra. Nessuno aveva interesse a far luce sull’ennesimo "mistero all’italiana". Per qualche giorno è stata avanzata l’ipotesi di una grande coalizione centrosinistra – centrodestra, auspice Ferrara il direttore del Foglio di tendenze neoconservatrici e di proprietà della famiglia Berlusconi, con il convinto appoggio di D’Alema. Tale strada non era praticabile dopo una campagna elettorale giocata sulla contrapposizione. Sarebbe stato come sbugiardarsi di fronte agli elettori di entrambi gli schieramenti. Andare immediatamente a nuove elezioni, allo scioglimento delle Camere significava, per contro, ammettere gli sviluppi inquietanti della notte elettorale e, quindi, delle truffe ai danni degli elettori. Chiaramente il proposito di ricontare le schede rimase una pura finzione…
Conseguentemente Prodi dovette "accontentarsi" di governare con una maggioranza risicata, litigiosa al suo interno, ingorda quanto più costituita da miriadi di fazioni politiche. Il programma rimase così inattuato ed inattuabile sia perché si trattava di un espediente elettorale, sia perché ogni partito e partitino aveva ed ha un potere di ricatto nei confronti della maggioranza tutta. Per Mastella è stato facile ottenere il dicastero della Giustizia. Dopo qualche tempo non poteva non essere chiaro che il governo Prodi non sarebbe durato; innanzitutto per gli sviluppi della situazione italiana di cui sopra… La crisi ha prodotto una "fluidità" politica e un’incertezza che si possono paragonare, appunto, a quelle di 15 anni fa… Prodi è stato sfiduciato da tutti, in primis dalla sua maggioranza e sta in piedi solo per permettere la riorganizzazione in attesa delle prossime elezioni ; ha perso l’appoggio dei poteri confindustriali, della RCS che, attraverso la penna del direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, avevano optato per il centrosinistra. Come 15 anni fa si è determinata una voragine politica, un enorme "vuoto" nel sistema in attesa di essere colmato… Virtualmente Ulivo e centrosinistra ; CDL e centrodestra sono "morti" e ci si muove apparentemente in una terra di nessuno dove, però, attori politici ed economici "giocano"…
Nascono i Circoli della Libertà della Brambilla, salita alla ribalta con la trasmissione Ballarò, una sorta di movimento collaterale, dall’aspetto imprenditoriale, di Forza Italia. Probabilmente Berlusconi, consapevole dell’impresentabilità dei Previti, dei Dell’Utri, ecc…, insomma della dirigenza Mediaset, sta tentando di far piazza pulita, muovendo nuove pedine apparentemente autonome dall’impresa del Cavaliere, il quale, ormai, non è più un giovanotto e forse pensa di "ritirarsi" per manovrare dietro alle quinte con tutta comodità. Berlusconi è una vecchia volpe e non è da sottovalutare.
Nell’altro campo viene costituito, attraverso la fusione della Margherita con la destra diessina e dalemiana, il Partito Democratico sorta di contenitore in cui sta tutto, quindi nulla, con l’aggravante di aver mandato al macero una tradizione politica e una base sociale senza poi un degno rimpiazzo. L’Harry Potter della politica italiana, l’uomo per cui ogni magia è possibile, Walter Veltroni è stato investito come leader, ma non è detto che le primarie non gli creino qualche problemino… Una cosa è certa: il Partito Democratico è un’operazione che toglie qualsiasi fiducia e credito a Prodi.
Quindi, vedremo la piazza sempre più mediatica contesa e divisa fra Berlusconi e Veltroni, la cose si complicano con l’ingresso di un altro soggetto, il movimento dei "grillini" e delle cosiddette liste civiche. Di Berlusconi, di Veltroni, del centrodestra e del centrosinistra si discute e si disputa parecchio, spesso dicendone, a ragione, tutto il male possibile per cui io cercherò di affrontare il terzo incomodo evitando le etichette adottate dagli avversari "politici" che, sulla difensiva, pensano di arginare il nuovo pericolo e, tuttavia cercando di insinuare dei dubbi, di mettere la pulce nell’orecchio. E’un ruolo antipatico, ma io ho ancora la memoria fresca dei fatti di 15 anni fa quando in molti, troppi attaccarono opportunisticamente e strumentalmente partiti ed esponenti politici ed appoggiarono le inchieste della Magistratura per ricavarne vantaggi e, comunque, in malafede, visto cosa poi accadde. Se la crisi è inevitabile rendiamoci conto di quel che sta succedendo e di quel che potrebbe succedere nonostante il vorticoso succedersi di accadimenti che ci accompagnerà. 15 anni fa eravamo impreparati…
Si diceva ; una "guerra elettorale", una contesa già avviata fra attori politici che hanno già la consapevolezza di quel che sta avvenendo. D’altronde lo stesso D’Alema ha lanciato l’avvertimento: siamo alla vigilia di una nuova stagione di Mani Pulite. Già si sa che il popolo, la ggente (per come si trattano gli italiani e si lasciano trattare) è indignata per l’inettitudine, la corruzione e gli sprechi della pubblica amministrazione, cioè per fenomeni che hanno contrassegnato anche l’intera stagione della cosiddetta "Seconda Repubblica", ma che, naturalmente, muovono a sdegno quando le dimensioni dei portafogli calano vistosamente. I "nuovi" lo sanno da tempo e si sono preparati per tempo… Vogliono rappresentare questa indignazione (probabilmente congiunturale) sottraendo consenso ai due poli ed hanno un vantaggio: sono estranei alla politica o "politica" ed hanno le "mani pulite" (o politicamente nette per quanto riguarda le istituzioni). Sanno che per guadagnare quella rappresentanza – di indignati, sdegnati, arrabbiati, delusi ed anche indecisi – devono giocare la carta della riprovazione morale, dell’attacco a rappresentanti politici già screditati o che si sono sputtanati con le loro mani. Pensandoci bene, quindi, il V Day dell’8 settembre e le liste civiche sono ingegnose ed efficaci operazioni di marketing politico. Il "grillismo" è la copertura di un più vasto movimento che diventerà partito politico destinato a competere alle elezioni politiche per riempire il vuoto lasciato dai due poli. Le liste civiche municipali sono solo un esperimento in preparazione del "grande evento". Penso di aver ragione a diffidare… Avevo torto, però, quando ritenevo che Grillo volesse proporsi come leader…
Sbagliavo, perché, semplicemente, Grillo è il testimonial del nuovo "movimento", l’uomo destinato a guadagnargli consenso, l’uomo – immagine… Non so se alcuni fra voi sono a conoscenza del fatto che Pardi, uno dei leader, avesse, qualche giorno dopo il V Day, dichiarato che occorreva rappresentare le "istanze" mosse da Grillo come se quel progetto – il progetto delle liste civiche, intendo – fosse allo statu nascenti ed autonomo da Grillo, dal V Day e dal suo blog. Beh! Semplicemente non è così…
Il progetto risale alla primavera di quest’anno, fra i firmatari delle liste c’è Grillo stesso e poco tempo dopo, sul suo blog, è stato lanciato il V Day contro i politici. Durante l’esibizione la sua esibizione, ironicamente, Grillo ha "proposto" Travaglio, altro firmatario ed esponente del nuovo movimento, o partito, fate un po’ voi, come Ministro di Giustizia. Semplice ironia? Nella vita mi sono abituato a tutto ; il primo governo di Berlusconi potè contare su Giuliano Ferrara Ministro. Qualche tempo prima, non molto, avremmo riso sul governo Berlusconi, su Ferrara Ministro… Berlusconi, quello delle televisioni e del Milan? C’era poco da ridere… E’ormai noto che Forza Italia, il partito – azienda di Berlusconi, era in cantiere da due anni, quasi in contemporanea con Mani Pulite. Ma si può pensare che le liste civiche siano poi così spontanee da essere state concepite e da essere nate ieri. Io ho i miei dubbi… Intendiamoci, fin qui nulla di male, se i rappresentanti del centrosinistra e del centrodestra sono così inetti e corrotti, è giusto rimpiazzarli ed è gusto che i nuovi soggetti elaborino le loro strategie politiche, ma è la mancanza di trasparenza dell’operazione che non getta buone luce. Per chi vuol vedere, è evidente che liste civiche e "grillismo" sono in rapporto, ma perché non dichiararsi? La spiegazione può essere solo che Grillo, come collettore di consenso attraverso il suo blog e i suoi spettacoli, come uomo indipendente ed autonomo da qualunque partito, può spendersi meglio a favore del nuovo movimento… Pensate, forse, che il modernissimo Grillo, nell’era dei cellulari e delle e mail non abbia avuto folti contatti con gli altri esponenti delle liste civiche? Gli accenti contro la "partitocrazia", i propositi di demolire i partiti, molto simili a quelli di 15 anni fa e oggi si "vendono" bene. E l’ambiguità grillina si vende bene anch’essa per cui non và sciolta come pensavo potesse accadere. Per approfondire, radiografiamo il nuovo movimento…
La prima componente è quella che potemmo definire il "grillismo" propriamente detto, le reti create attraverso il suo blog e i suoi spettacoli. Di Grillo conosciamo il suo blog, i suoi spettacoli incentrati sui temi della new economy, dello sviluppo sostenibile, ecc… Non mi soffermo… Sappiamo che si è creato una rete di rapporti con esponenti del cosiddetto "movimento dei movimenti", almeno per la sua parte "moderata", il movimento new global o no global di contestazione alla globalizzazione neoliberista, personaggi come Alex Zanotelli, don Ciotti, Gino Strada, Gianni Minà, ecc… di cui Grillo è grande amico grazie ad anni passati a condividere idee e tematiche. E’ presumibile – anzi si può più che presumere – che il comico genovese tenti di convincere gli amici nell’operazione, ma, al momento e a ragione, costoro sono riluttanti. Gli esponenti del "movimento dei movimenti" o, meglio alcuni fra loro, hanno agganci istituzionali con partiti della sinistra come Rifondazione, da tempo più "movimentista" che comunista e i Verdi. Tolti, in apparenza, i panni "new global", Grillo si è lanciato all’attacco degli odierni politici e non solo… Per il momento non è possibile sapere come e quando Grillo ha deciso di appoggiare le liste civiche. Ha attaccato l’indulto del Ministro Mastella, ormai il bersaglio preferito degli uomini delle liste civiche come Travaglio, indulto che è anche stato una concessione al garantismo delle sinistre della maggioranza e dei radicali. Ha indossato panni "legalitari" e securitari – basta guardare l’esibizione al V Day che, almeno per quegli aspetti, non può essere spiaciuta ad un leghista. Ha affrontato la tematica dell’immigrazione con approcci discutibili, additando a "patrie sconsacrate", termini che, ancora, non sarebbero sgraditi ad un leghista. Ed è strano che uno come lui, ferrato nei temi della globalizzazione, quindi anche dell’immigrazione, si lasci andare a tanto semplicismo. La spiegazione, l’unica possibile è che, appunto cerchi di attrarre simpatizzanti delle idee di destra, perché dall’altra parte, gli scontenti del centrosinistra, il piatto è già pieno! Insomma siamo "oltre la destra oltre la sinistra" come si dice oggi. Prendo atto… prendo pure atto che le perplessità crescono… Un’altra componente è quella dei cosiddetti "girotondi" o "girotondini", il movimento antiberlusconiano e critico verso la politica "dalemiana" e dialogante del centrosinistra, movimento dai connotati "legalitari". In apparenza i "girotondi", il popolo dei fax, si è dissolto con la vittoria – sconfitta del centrosinistra, in apparenza è stato solo uno strumento per spodestare Berlusconi. Il prof. Pardi, firmatario delle liste civiche, ha, probabilmente, il compito di far confluire i "girotondini" nel nuovo movimento. E’ noto come fra i "girotondi" e il movimento new global non vi fossero particolari simpatie, come fossero stati in competizione di piazza, competizione fra piazze che non raccoglievano proprio soggetti simili. In sostanza i secondi rimproveravano ai primi di avere un ristretto orizzonte antiberlusconiano… Tant’è… Andiamo avanti…
Ricordate gli attacchi di Grillo al regista romano Nanni Moretti? Avendo a mente il progetto delle liste civiche qualche conto torna… Semplicemente Moretti, forse ancora legato al centrosinistra o per qualche altro motivo, si è rifiutato di seguire Pardi e i "girotondini" nel nuovo progetto ; di qui l’irritazione di Grillo! Forse i motivi per cui Moretti si è rifiutato di seguire l’amico Pardi sono rintracciabili nell’ultimo film, "Il caimano", il film su Berlusconi e sul berlusconismo il cui finale valeva la pellicola… Nel finale in un quadro un po’ surreale Moretti metteva sé stesso, uomo di sinistra, come Berlusconi, in tutta sua arroganza e violenza… Pur processato e condannato il Berlusconi – Moretti riesce a far rivoltare la folla contro i giudici in un vero e violento deserto morale e culturale… Moretti, in sostanza, metteva in luce il suo pessimismo: il berlusconismo, o la sua antropologia, si sono impadronite dell’Italia e ciò indipendentemente dall’esito di qualsiasi elezione. Credo non avesse tutti i torti e penso che, per queste ragioni, non tornerà a fare politica.
Direi che l’ultima componente è anche la sua sponda istituzionale, l’Italia dei Valori di Di Pietro. Sappiamo molto dell’eroe di Mani Pulite e sappiamo anche che non è certo un politico nuovo… Non può essere considerato tale… Nella sua carriera politica Di Pietro, attuale Ministro di questo governo, che, guarda caso, trascorre un giorno su due a litigare con Mastella – vera fissazione!-, è uscito e entrato nel centrosinistra. Grande moralizzatore della vita politica italiana, è riuscito a imbarcare nel suo partito un tipo come De Gregorio, proveniente dal centrodestra che, nel giro di mezza giornata, al centrodestra è tornato. Un tipo, questo De Gregorio, che, in quanto ad affidabilità e pulizia, farebbe rimpiangere un Mastella! Prima delle elezioni Di Pietro ha fatto, comunque, più di un acquisto da Forza Italia ; ma non era quello che "voleva sfasciare Berlusconi?" Ma Di Pietro continua sulla linea che ha percorso nella sua vita, il "legalitarismo" a cui conquistare consensi e simpatie da destra a sinistra. Perché Di Pietro con la destra ha una certa dimestichezza… Durante l’odierna legislatura si è trovato spesso in sintonia con il leader di AN Gianfranco Fini, ad esempio sull’indulto, al quale l’alleanza con Berlusconi per il quale non c’èi sono mai stata, da parte sua, grande simpatia, sta stretta. Nella sua carriera Fini ha pagato pegno all’"amico" Berlusconi che ha sdoganato il partito dei neofascisti dichiarando il suo appoggio a Fini quando si candidò come sindaco di Roma contrapponendosi a Rutelli. Ormai la situazione è fluida, incerta, tutti i giochi sono possibili, il centrosinistra ed il centrodestra come li conosciamo oggi non esistono più e, con buone probabilità tanto Di Pietro che Fini si preparano a lasciare i rispettivi poli. Il "legalitarismo" dipietrino (e dagli con il personalismo politico!) può attrarre esponenti della destra. Già ai tempi di Mani Pulite Di Pietro poteva contare sull’amicizia dell’onorevole missino Mirko Tremaglia, ex repubblichino e grande amico, forse ancor oggi, di Di Pietro era l’ineffabile Cossiga che scrisse la prefazione ad un libro del giudice. Proprio lui! Cossiga del quale non voglio più aggiungere nulla… Molto legato a Di Pietro è Elio Veltri, ex socialista molto critico nei confronti di Craxi, oggi firmatario, anche lui delle liste. Alla vigilia delle elezioni del 2001, quelle che assistettero al trionfo di Berlusconi, Veltri scrisse con Marco Travaglio, altro firmatario delle liste, il libro "Il colore dei soldi" che mostrava le traversie giudiziarie di Berlusconi nel chiaro e sacrosanto tentativo di illustrare chi fosse l’uomo che si preparava a vincere le elezioni. E’ presumibile che Di Pietro avesse assecondato questa iniziativa. Il libro, allora edito da Editori Riuniti – quando Travaglio non si faceva pubblicare i libri dalla BUR – impose il successo di Travaglio che si creò il personaggio di fustigatore del centrodestra e del centrosinistra, denunciandone le illegalità diffuse… Si cominciò finalmente a inquadrare il personaggio Berlusconi, le sue amicizie mafiose ed il resto e si fece ciò in televisione – mentre già da tempo si scrivevano biografie "non autorizzate" su Berlusconi -. Travaglio fu invitato nella trasmissione di Luttazzi e, quando il Cavaliere se la legò al dito. Dopo aver vinto le elezioni, nel giro di un anno, Berlusconi si disfò della presenza in RAI di coloro che avevano trattato le problematiche legate ai guai giudiziari e ai sospetti di collusione mafiosa nel giro di un anno, vale a dire Santoro, Biagi e Luttazzi. Qualche parola su Travaglio la devo pur dire…
Il suo lavoro documentario, i suoi libri sono preziosi e notevoli, ma oggi non aggiungono più nulla. Non importa più sapere se Tizio o Caio è corrotto o mafioso o è affetto da guai giudiziari, il problema è cambiare radicalmente la situazione. Possono farlo Grillo, Travaglio, Di Pietro e gli altri? I miei dubbi aumentano… Travaglio è nato alla corte di Montanelli e del Giornale. Ottima penna, Montanelli, giornalista di destra e visceralmente anticomunista, lasciò il Corriere della Sera perché, in effetti, in quel periodo – metà anni Settanta – era sbilanciato a sinistra (era il periodo in cui veniva ospitato anche Pasolini). Fondò il Giornale che si avvalse dei finanziamenti di un allora sconosciuto imprenditore edile che, di lì a poco, avrebbe fatto strada e che si sarebbe iscritto alla P2. Non vi sfido ad indovinare chi… Montanelli era ottimo giornalista ma anche un grande cinico, un cinico che si sarebbe paragonato a Ferrara. Invitò a "turarsi il naso" alle elezioni del 1976 che, tradotto ai tempi, voleva dire "cosa volete? La vittoria dei bolscevichi, forse? Vi conviene votare per gli altri anche se sono corrotti e se sono mafiosi…". Quando Berlusconi concepì il progetto di Forza Italia e pensò di utilizzare il foglio di Montanelli per sostenere il partito azienda – cosa che poi fece – il grande vecchio della stampa italiana lasciò il giornale che aveva fondato, portandosi dietro alcuni fedeli fra cui il giovane Travaglio. Questo gli rende merito… Alla vigilia delle elezioni del 2001 e alla fine dei suoi giorni Montanelli scrisse che "Berlusconi avrebbe governato con la menzogna, la corruzione e il manganello". Buon profeta, ma aggiungo che Montanelli doveva pur sapere chi era Berlusconi, per un cospicuo numero di anni suo editore… Non ha accettato il Berlusconi politico – ritenuto pericoloso – ma ha accettato di lavorare per il Berlusconi editore semplicemente perché condividevano l’anticomunismo. L’unico motivo di attrito fra i due, a quei tempi, mi pare si fosse verificato quando Berlusconi tentò di fare del Giornale montanelliano un foglio di fiancheggiamento del leader socialista Craxi già vezzeggiato dalla P2, ma Montanelli non aveva grande simpatia per Craxi. Non è, comunque, che Berlusconi politico fosse altra cosa dall’editore, il suo orizzonte culturale è stato sempre all’insegna della "menzogna, della corruzione e del manganello" e Montanelli, da gran cinico, lo doveva pur sapere. Si era forse turato il naso un’altra volta? Comunque aver fede, vivere nel culto montanelliano come Travaglio non è peccato e, giustamente, fa bene a scrivere delle malefatte del centrodestra e del centrosinistra, ma dovremmo attenderci da lui un uguale trattamento per gli esponenti del movimento delle liste civiche di cui è firmatario. Manteniamo i dubbi…
Ricapitolando: un movimento "nuovo" che, però, ha una sponda istituzionale ; ha uomini "nuovi" ma anche ceto politico proveniente dal centrosinistra che vuole distanziarsi da esso, attraendo gli elettori delusi di quest’orbita e gli alti arrabbiati e scontenti. Un movimento dall’aspetto "legalitario" che cerca consensi ed alleanze nel movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista, prevalentemente e, comunque di idee "sinistrorse", non rinunciando a cercarne pure a destra, forse anche le alleanze… Teniamo conto che questo movimento diventerà partito – se non lo è già, visti gli agganci con il partito di Di Pietro, si presenterà alle elezioni politiche, si candiderà al governo e, probabilmente, governerà e non si capisce con quale orizzonte… Il "grillismo" sembra quasi un veltronismo arrabbiato dove sta tutto… E ci saranno, appunto, i problemi reali da affrontare e, nel guazzabuglio che si sta formando, riusciranno ad andare d’accordo, ad affrontare pressioni esterne? L’orizzonte "legalitario" non è un pochino "ristretto?
Mi si può obiettare, facilmente e giustamente, che questi sono comunque in gran parte uomini nuovi, che sono diversi dagli altri, che sono indipendenti ed autonomi dai poteri economici e finanziari e, comunque è giusto dare il beneficio del dubbio. Mi si obietterà che, anche attraverso "i sondaggi" della rete, sarà possibile elaborare un programma. Io, però, voglio mettere altre pulci nell’orecchio… E’ possibile che il movimento delle liste civiche abbia uno sponsor economico? In questa direzione, per la verità, qualche indizio c’è… Qualche mese fa la Rizzoli (vale a dire RCS – il gruppo del Corriere della Sera) pubblicò "La casta" scritto dal giornalista del Corriere Gian Antonio Stella. In questo volume vengono denunciati gli sprechi e i privilegi della casta, appunto, politica. Cose che, anche se non nel dettaglio, si sanno e che già sono state denunciate in altri libri. Il programma Report di RAITRE, già da anni mostra sullo schermo abusi, sprechi e quant’altro, degli amministratori e dei politici. Il saggio – denuncia di Stella, però, pubblicato in grande tiratura, intercetta il malcontento degli italiani, in gran parte depauperati da anni di crisi, di sprechi, di malgoverno e ha successo! E’ il segnale che bisogna raccogliere i "nuovi" frutti…
La BUR, una collana Rizzoli, pubblica da tempo, in quantità industriale, i libri di Marco Travaglio ed ha pubblicato, recentemente, un paio di titoli di un altro giornalista – polemista legato al movimento della liste civiche, Oliviero Beha. I temi sono i consueti, la degradazione della politica italiana e di quella parte della finanza e dell’economia legati a quella politica. Spesso Beppe Grillo cura la prefazione di questi testi – anche per un altro libro di Beha "Italiopoli" edito, questa volta, da Chiarelettere. Sembra che nella RCS sia avvenuta una svolta. Un fatto indicatore di ciò è l’assunzione della carica a vicepresidente di Gherardo Colombo. Proprio lui! Il giudice (vi ricordate lo slogan "Di Pietro – Colombo andate fino in fondo") che si è occupato della fuga di Sindona, della P2, delle tangenti, della maxitangente ENIMONT e della corruzione dei giudici attuata dall’uomo Mediaset Previti. Un uomo che, certo, non ha una grande simpatia per Berlusconi e per la P2. Come è noto RCS è il tempio della grande finanza e della grande industria, del suo gotha. Qua dentro si giocano anche gli equilibri del neocapitalismo italiano ; insomma siamo al cuore del vero Potere, del potere reale con i suoi patti e le sue guerre fra bande ; le sue guerre di mercato. Allo stato del 2004, uscito Romiti, ex manager FIAT, al gruppo di controllo della RCS appartengono Mediobanca, FIAT, l’Immobiliare Italcementi di Pesenti, Assicurazioni Generali, Pirelli, Banca Intesa, Sinpar, Mittel ed EDISON. Con la liquidazione di Romiti entrano quattro nuovi soci: Della Valle, Merloni, Ligresti – già salito alla ribalta delle cronache con Mani Pulite -, Geronzi – vale a dire Capitalia entrata nell’inchiesta sul crack Parmalat-. Quindi si stanno giocando nuovi equilibri… Tendiamo a sopravvalutare il Berlusconi politico quando il Cavaliere è soprattutto un finanziere, un business man. Con un’operazione stile P2 tenta il controllo della RCS, un’operazione di cui, sicuramente, Ricucci è un prestanome. Come Gelli insegnava "il vero potere risiede nel controllo dei mezzi di informazione". Negli anni Settanta, per qualche anno, la P2 di Gelli ed Ortolani assunse il controllo della Rizzoli (Angelo Rizzoli era un iscritto come il direttore editoriale Tassan Din) grazie anche ai buoni servizi del Banco Ambrosiano di Calvi – altro affiliato -. Il "parco giornalisti" del Corriere – ora di proprietà Rizzoli – vale a dire il direttore Di Bella e i vari Costanzo, Gervaso, Trecca, ecc… completava l’album di famiglia. Ai tempi il tentativo della P2 era quello di creare un network economico, finanziario e politico genuinamente anticomunista da contrapporre al "voltafaccia" della FIAT e di altre imprese italiane che, invece, cominciavano a guardare con interesse al compromesso storico e al PCI, naturalmente nell’ottica di condurre i comunisti alla demarxistizzazione. Voltafaccia perché pochi anni prima casa Agnelli finanziava i neofascisti dell’MSI e i "golpisti bianchi" di Sogno (altro iscritto alla P2) mentre un altro collaboratore di Sogno, il provocatore Cavallo, schedava gli operai FIAT. Insomma da un parte il piduismo, il neoconservatorismo, il "trilateralismo" e il neoliberismo di "destra" con agganci americani (CSIS) e nella mafia sicula e italoamericana ; dall’altra il "trilateralismo" e il "neoliberismo" di sinistra della FIAT e di altre imprese dialoganti con i comunisti. E’ significativo il fatto che il leader del PRI, il partito più vicino ai finanzieri e agli industriali, avesse dato la sua benedizione all’intesa DC – PCI. Tornando all’oggi possiamo dedurre facilmente che i famosi soci occulti di Berlusconi fossero e sono riconducibili agli ambienti piduisti e alla mafia, coloro che hanno incoraggiato la sua entrata in politica. L’interesse per l’RCS, nella fattispecie per il Corriere della Sera, perno di equilibri economici e finanziari e quotidiano d’opinione più letto d’Italia non è scemato. Berlusconi esagera. Alle elezioni del 2001 ottiene l’appoggio di Agnelli (FIAT) e della Confindustria mentre gli equilibri all’interno dell’RCS sono a suo favore. Il Corriere della Sera, il giornale più spaventosamente conformista d’Italia, appoggia Berlusconi, ma questi, come si è detto, esagera. Al minimo cenno di critica, ed è difficile non criticare un Presidente del Consiglio che fa del paese o ritiene il paese la sua personale proprietà… Il direttore del Corriere De Bortoli viene rimosso dalla direzione e sostituito da Mieli (per la verità, tanto rumore per nulla!, perché De Bortoli verrà messo alla direzione del Sole 24 Ore). Per assumere il peno controllo dell’informazione "confindustriale" Berlusconi tenta l’assalto alleandosi con i nuovi finanzieri d’assalto, i cosiddetti "furbetti del quartierino". Le scalate contemporanee, mediante OPA, di RCS, Antonveneta e BNL indicano che, per certo, un patto, almeno tacito fra Berlusconi e i diessini dalemiani c’è stato. Costoro, attraverso la Unipol, volevano rafforzare un loro polo finanziario ed economico per sottrarsi a pressioni esterne indebite, ma la scelta di un"inciucio" finanziario con Berlusconi e, certo, non solo perché il Cavaliere dovrebbe essere un avversario politico, è veramente sciagurata. I tentativi, fortunatamente, vengono sventati. Dico: fortunatamente e giustamente perché un’informazione di opinione controllata da Berlusconi, questa sì avrebbe portato al regime! Un'altra vicenda degna di interesse è quella della TELECOM. Grillo ha avuto il merito di prendersi carico della rappresentanza dei piccoli azionisti e di tutelarli di fronte al finanziere d’assalto Tronchetti Provera. Costui potrebbe entrare, anzi difficile sostenere il contrario, nell’affaire del servizio di sicurezza TELECOM coinvolto nelle intercettazioni, nei pedinamenti di magistrati, giornalisti, politici – e stendiamo un velo pietoso sui calciatori! -. Un particolarità degli "attenzionati" è che, per la grande maggioranza, sono persone sgradite a Berlusconi! Tronchetti Provera alleato di Berlusconi? Guardiamo ai rapporti fra uomini del servizio sicurezza TELECOM e uomini del SISMI, il servizio segreto militare italiano, sotto la direzione dell’ufficiale della Finanza Pollari e scopriremo che questa è la realtà dei fatti… Una guerra "politica", di mercato, mediatica e con il coinvolgimento di servizi pubblici e privati, in definitiva, una guerra di potere. Pensiamo al dossieraggio attuato dal collaboratore SISMI Pio Pompa…
Qualcuno avrà notato che, dall’intervento di Grillo all’assemblea degli azionisti TELECOM, il comico ha cambiato registro: il bersaglio principale sono diventati i politici. Voglio azzardare un’ipotesi che, in quanto tale, và presa con il beneficio del dubbio e và verificata, se possibile… Voglio dire, non è verosimile pensare che, prendendosi carico delle cause dei piccoli azionisti – TELECOM ma si potrebbe aggiungere Parmalat – Grillo abbia deciso di allearsi con quella parte di grande azionariato o, comunque, di azionisti più ferrati nell’acquisto di pacchetti di controllo ritenuta migliore, più onesta o maggiormente in grado di "mettere a riparo" i "piccoli"? E non può darsi che la contropartita sia stata anche quella di impegnarsi, naturalmente con i suoi mezzi e le sue capacità, nella costituzione di un movimento, o meglio, di un nuovo partito da contrapporre sia al centrosinistra che al centrodestra giudicati, ormai, oltrechè spreconi e corrotti anche inaffidabili? Sono domande senza risposta, ma, in ogni caso, sensate e non cancellerebbero la buona fede di Grillo. Però ogni scelta, soprattutto quando si entra nelle stanze del potere, hanno conseguenze…
Oggi, dunque, gli equilibri nell’RCS sono mutati e non sono più favorevoli a Berlusconi, abbiamo un Presidente di Confindustria – prima c’era il berlusconiano Amato – e della FIAT Luca Cordero di Montezemolo che, sfruttando la fama di "uomo della Ferrari", comiziando e tuonando, fa le paternali, pretende di dettare l’agenda politica e di influire sulle decisioni politiche con rara arroganza, decisioni che dovrebbero essere dettate da uno spirito rigorosamente neoliberista. La FIAT si è risollevata dalla crisi, è più forte, più in grado di influenzare. Fra Luca Cordero di Montezemolo e Berlusconi non corre certo buon sangue, inoltre la nuova direzione confindustriale ha lanciato una svolta "legalitaria" e "moralizzatrice". Il buon Luca intima gli imprenditori di "pagare le tasse" (e prima che succedeva?) e, come se fosse il Verbo, dichiara che "la mafia è fuori dal Mercato!". Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere perché che ha studiato e si è occupato seriamente dei fenomeni della mafia e della criminalità organizzata sa perfettamente che questi sono stati allevati e sono cresciuti nel libero mercato. Il mercato reale non quello delle favole che sono state propinate per anni… I mafiosi, i grandi boss devono aver certo pensato che il buon Luca o è pazzo o non parla seriamente. In ogni caso riprovi lui a togliere i mafiosi dal Mercato (con la m maiuscola). La mafia non è solo criminalità organizzata, ma anche un potere economico che vive nel Mercato. E’ il neoliberismo reale bellezza (non s’era discusso per anni del socialismo reale) e non puoi farci niente! In totale è la svolta di un neoliberismo condito di "legalitarismo" e di "moralismo" – falsi, a mio parere - . La svolta del neocapitalismo buono – negli USA dicono "compassionevole" – e quello cattivo dei Berlusconi, dei piduisti e dei mafiosi di questo mondo… Si continua con le finzioni! Leggiamo attentamente dichiarazioni provenienti dalla Confindustria, dai giornali targati RCS e da esponenti delle liste civiche e, sono sicuro, ravviseremo delle affinità e delle sintonie. Torniamo per un attimo ai fogli dell’RCS: il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. Questi fanno da cassa di risonanza alle "nuove idee". Il primo, grandissimo giornale di opinione di inusitato conformismo, è diretto da Paolo Mieli, uno che dà lezioni di moderazione quando ha un passato in Potere Operaio, dove, naturalmente non ce n’era uno di operaio – "molotov e champagne" si diceva! – la più violenta delle organizzazioni extraparlamentari di sinistra.
Un altro importante giornalista del Corriere è Pierluigi Battista, altro "moderato" di provenienza extraparlamentare di sinistra… Il vicedirettore è, udite, udite Magdi Allam, l’arabo che, quasi quotidianamente ci spiega quanto è buona e democratica Israele… Il predecessore di Mieli è stato quel De Bortoli, già citato, che non ha esitato a fare professione di vittimismo quando è stato costretto da pressioni berlusconiane a lasciare la direzione del Corriere… per assumere quella del Sole 24 Ore. E ricordo a che avesse un poco di memoria che De Bortoli ha sponsorizzato la Fallaci e i suoi libri che, primi qua in Italia, hanno istigato la rabbia e lo "scontro di civiltà" contro l’Islam. Più "moderati" di così si muore… Gad Lerner, qualche tempo fa, alla trasmissione di Ferrara mi sembra, ricordò che gli editorialisti pensavano che la Fallaci fosse una pazza scatenata. Ma i vari campioni del giornalismo targato Corriere, i vari Zincone, Panebianco, La Loggia cavalcarono e sostennero le uscite della Fallaci. Non so cosa dovrebbe meritare tanta malafede da parte di personaggi a cui viene appiccicata addosso l’etichetta della "moderazione". Bene! La linea di questi giornali RCS è rigorosamente liberista, assolutamente… Naturalmente costoro si indignano per gli sprechi della politica, della Casta – come, ormai, è diventato di pubblico dominio. Mi spieghino, allora, come fanno a giustificare, questi neoliberisti opportunisti, le ragguardevoli cifre – io non le riporto per pudore – che il Corriere e il Sole 24 Ore incamerano dallo Stato! Insomma lo Stato finanzia, per vie traverse, la Confindustria, naturalmente neoliberista e per il mercato! Sempre pronti a denunciare le malefatte della Casta, ma qui ci si ferma, vero amici del Corriere? Viene ancora da ridere pensare che Grillo possa portare parte del movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista al mulino dell’RCS e del Corriere, rigorosamente neoliberista e che, qualche anno fa, dopo il G8 di Genova, accusò i contestatori di essere dei terroristi (andatevi a rivedere le cronache d’allora!). Ci sentiremmo veramente di poter escludere che le nuove liste civiche supportate da Grillo non siano poi così autonome? Vi siete chiesti perché Grillo e gli esponenti delle liste civiche sono muti sulla legge Biagi? Se gli indizi dovessero trasformarsi in prove e certezze tutto sarebbe più chiaro – allo stato attuale c’è poca trasparenza! -, perché i poteri confindustriali preferiscono un lavoratore precario, ricattabile e senza tutela sindacale. Altro che efficientismo! Sparlare dei "poteri deboli", cioè dei politici rende bene e meglio soprattutto quando si è in sintonia con i poteri forti. E poi, la questione della riduzione della spesa pubblica, degli sprechi, ecc… Siamo tutti d’accordo, se si escludono quelli che "prendono", ma i quali riduzioni si parla? Quelle di che contributi ai giornali e, quindi, anche al Corriere? Da ultimo le proposte di Grillo che, a mio parere, sono un espediente mediatico… Chiedetevi, invece, che cosa faranno i "nuovi politici" quando saranno in Parlamento e governeranno, quando riformeranno la Casta dal suo interno. Ci saranno l’iter legislativo, gli accordi, i contatti e poi? A quelli che hanno fiducia io rispondo: "Preparatevi!" Io, al coro della ggente che bersaglierà i poteri deboli, i "politici", per quanto corrotti ed inetti, non mi aggregherò… Oggi e, ripeto, oggi è molto facile e comodo… Ma se ci sono i corrotti dove sono i corruttori? Il corruttore non è forse riprovevole quanto il corrotto, se non di più perché in certi casi può pure controllarlo? E chi sono i corruttori? Ma sono quelli che hanno osannato Craxi per poi applaudire i giudici che lo hanno condannato ; sono quelli che hanno poi abbracciato la normalizzazione, preoccupati dello zelo giudiziario, optando, di volta in volta, per Berlusconi o per il centrosinistra per poi sputare ancora nel piatto in cui, pure loro, hanno mangiato. Signori, sono i veri poteri forti… Il resto oggi è teatrino infimo… Un politico ci mette sempre la sua sporca faccia, mentre questi "non si sporcano le mani". Ma vogliamo parlare della serie dei grandi patrimoni, di bancarotte fraudolente, delle speculazioni finanziarie, di Cagnotti già condannato, di Tanzi, di Geronzi ; vogliamo parlare dei milioni e miliardi intascati e occultati, dei fondi neri, delle società off shore, dei canali di riciclaggio, dei traffici di armi, droga, ecc…, delle scatole cinesi (non le ha inventate Berlusconi e non è l’unico che fa ricorso a questi espedienti). Vogliamo parlare dei paradisi fiscali… Se si fa tanto i moralizzatori, si vada fino in fondo, a scoperchiare le casseforti di tangenti, evasioni fiscali, fondi neri, proventi delle mafie e della criminalità organizzata di diversi paesi, delle forme di finanziamento del terrorismo, del riciclaggio di traffici di armi, droga ed altro. Quelli, invece, non sono forse stati canaglia? Ma è meglio così, meglio l’ipocrisia, l’indignazione a buon mercato, perché, semplicemente, è questo il sistema che vige e chi ne ha le chiavi non vuole certo cambiarlo. Oggi tutti sono d’accordo quando scrivono che Sindona era un finanziere legato alla mafia siciliana ed italoamericana, un riciclatore dei proventi dei traffici di droga, oltrechè piduista. Ebbe poi le sue traversie, ma credete veramente che i "salotti buoni " delle finanze americana ed italiana non avevano nozione delle attività del signor Sindona e che, qualcuno, pure vi partecipò? Chissà perché organizzò un falso sequestro denso di segnali ricattatori… E Gelli? Era certo un agente segreto, probabilmente a contratto, per americani ed italiani e il Piano di Rinascita Democratica, la P2 non potevano essere tutta farina del suo sacco… Siamo di fronte a soggetti collettivi… Gelli aveva una miriade di conoscenze nel mondo della finanza e della grande industria italiana nonostante la sua pessima fama ed amava ripetere di essere un "banchiere senza licenza" ( in buona sostanza un addetto alle operazioni finanziarie sporche ed illecite). Da buon agente segreto Gelli ha accumulato dossier e documenti per ricattare e può, quindi, dormire sonni tranquilli, da pensionato più che abbiente data la consistenza del suo patrimonio. La vera lista della P2 contiene molti più nomi, è stata recuperata dal SISMI in Uruguay ed è stata secretata. Ma credete, veramente, che gli affiliati di Gelli fossero solo i politici?
Aveva ragione il vecchio Marx, in fondo, quando affermava che "gratta gratta esce fuori l’economia".
Torniamo ora ai "giochetti di potere", quelli delle piccole fazioni, consorterie, correnti, lobby ; torniamo alle future elezioni presentate senz’altro come quelle decisive per l’Italia, al passaggio dalla "Seconda" alla "Terza" Repubblica con le nuove "rotture", i nuovi assestamenti gattopardeschi con i loro ricambi generazionali. Torniamo alle guerricciole per raccogliere le briciole che, essendo la torta sempre sostanziosa, non sono poca cosa. Dunque un quadro "politico" diviso attualmente in tre:
- la rifondazione berlusconiana e forzitaliota del centrodestra con i nuovi circoli "imprenditoriali" della Libertà, affidati alla nuova vamp della politica italiana, la sciura Brambilla con un Berlusconi defilato e nel ruolo di manovratore dietro le quinte. Insomma, il tentativo di dare un’immagine del centrodestra meno legata la partito - Mediaset e più "manageriale", "imprenditoriale", ecc…
- il Partito Democratico, una sorta di contenitore di Nulla, affidato alle "magie" di Veltroni, il volto della "rifondazione di centrosinistra" depurata dei residui passatisti del marxismo. L’operazione è gradita al capitalismo "radical chic" alla De Benedetti e Scalfari del gruppo Repubblica – Espresso
- il terzo incomodo, le liste civiche, il "grillismo" o come lo volete chiamare ; il volto "buono" e "nuovo" (ma Di Pietro è nuovo?) della politica italiana sponsorizzata o, meglio, fiancheggiata dai giornali RCS e dall’editoria Rizzoli.
Questi ultimi sono, per ovvi motivi, in vantaggio e forse già cantano vittoria, ma coloro che hanno attualmente in mano le redini degli equilibri economico finanziari, della Confindustria e nell’RCS, in realtà, decideranno al momento opportuno, e sceglieranno il cavallo più affidabile e vincente. Tutto può succedere… Ora come non mai giocano su tutti i tavoli ; è risaputo l’appoggio a Veltroni nelle primarie del centrosinistra essendo ormai sgraditi i vertici del DS, Fassino e D’Alema colpevoli di aver tentato dubbie operazioni finanziarie e lo stesso Prodi, troppo debole al governo e troppo dialogante con i "comunisti". Meglio quindi il duo di "sindaci di Roma" (Veltroni – Rutelli), sicuramente graditi anche al Vaticano. La svolta "imprenditoriale" (di pura immagine) di Berlusconi piace sicuramente ai poteri confindustriali a cui, certo non spiacerà pure il ridimensionamento degli uomini Mediaset in politica… Come nel biennio 1992 – 1994 la situazione era estremamente incerta e nessuno, agli inizi, si sarebbe aspettato una "scesa" in campo di Berlusconi e la sua vittoria, un po’ come quando negli USA l’ex attore Reagan vinse le presidenziali. Siamo di fronte ali stessi poteri economico finanziari e confindustriali che nel 2001 scelsero Berlusconi (l’incontro con Agnelli ; la dichiarazione di Berlusconi "Il programma della Confindustria è il mio!") e l’anno scorso Prodi (l’editoriale di Mieli sul Corriere in cui si definiva la scelta a favore del centrosinistra). Nel primo caso l’appoggio fu ritirato perché Berlusconi era troppo indaffarato egli affari suoi e dei suoi amici e nel secondo perché Prodi è troppo debole e la maggioranza "troppo spostata a sinistra". Gli stessi poteri fiancheggiano le liste civiche… I "nuovi" non possono cantar vittoria, gli avversari elaborano le loro strategie e chi conta deve ancora scegliere. Se dovessi scommettere punterei proprio su Berlusconi, perché, a differenza degli altri ha dimestichezza con il mondo dei poteri economici e finanziari, facendone parte. L’operazione dei Circoli della Libertà potrebbe piacere… In questo caso si arriverebbe ad un compromesso Montezemolo – Berlusconi con quest’ultimo ridimensionato e più impegnato nell’agenda "confindustriale". Oppure Luca Cordero di Montezemolo stanco delle ritrosie al neoliberismo, stanco dell’inefficienza e dell’inaffidabilità dei "politici", si deciderà ad entrare in "politica" con il suo partito, il partito FIAT o partito Ferrari, se preferite, in contrapposizione al partito Mediaset di Berlusconi. Un bipolarismo che farebbe molta più chiarezza…
In ogni caso niente di buono sotto il sole: le contese elettorali sono solo giochini, non politica seria e, al momento del dunque, dell’entrata in Parlamento e nel governo si disvela la finzione. Chi è al governo o alla maggioranza subirà le consuete pressioni e se non sarà in grado di attuare l’agenda politica dei "poteri forti" sarà costretto a cedere a chi è più affidabile…
Insomma è la (vuota) contesa fra i berlusconiani, i veltroniani, i (perdonatemi!) "grillini", la "politica" personalista tanto piccina da sparire e che rappresenta solo sé stessa, il Nulla o, meglio, il fumo… Dove c’è fumo, c’è arrosto: in questo caso l’arrosto del neoliberismo. Non siamo alla "fine delle ideologie": noi seppelliamo i soliti cadaveri, quelli di chi si oppone realmente allo stato di cose, quelli delle dottrine politiche critiche verso il neoliberismo. Si contesta: ma quelle dottrine politiche sono residui del passato ; creazioni ottocentesche… Beh! Pure il neoliberismo, il liberismo figlio dell’utilitarismo inglese e del pragmatismo americano lo è! Questo è il meraviglioso sentiero ottocentesco de presente e del futuro… Il neoliberismo, il neoconservatorismo, il trilateralismo, che si intrecciano e confondono, non sono che riproposizioni… La deregulation, il reaganismo, l’affermazione del premier britannico Thatcher, negli anni Ottanta, "There is no alternative", non c’è alternativa al libero mercato, appunto… E banchieri, finanzieri, industriali, politici, diplomatici, giornalisti, ecc… di tutto il mondo aderiscono a questa visione. Coloro che promettono la riduzione della fame del mondo, quando poi, per ovvi meccanismi, del mercato reale, del neoliberismo reale, questa aumenta… Coloro che hanno scoperto i problemi dell’ambiente quando la situazione era oltre i livelli di guardia e, comunque, non potendo risolverli entrando nella loro ottica. Forse i vecchi partiti di massa erano rigidi, inquadrati, ma rappresentavano qualcosa… Piaccia o non piaccia quella era politica… Oggi, invece siamo al postmoderno, alla postdemocrazia, ai partiti "pigliatutto" che organizzano unicamente il consenso… Il Mercato fagocita tutti i linguaggi quando diventano spendibili… Può diventare pure "compassionevole", "no global", "verde", ecc… E poi riesce a mantenere sé stesso… Noi diventiamo "merce", consumatori – votanti a sui i "politici" si rivolgono per i voti… Merce contro merce… E la "politica mercato", la "politica merce", la "politica consumo", la "politica media", la "politica spettacolo", la "politica virtuale", la "politica gioco", ecc… Tutte facce della stessa medaglia di una "politica" che è tutto fuorché politica… Fra il centrosinistra e il centrodestra una sia pur minima differenza persisteva, ora si sta annullando e scopriremo che Prodi era dei meno peggio perché, a differenza dei "politici" odierni "vecchi" o "nuovi" ha una immagine "onesta", irritante che, mediaticamente, non può essere spesa… Ma noi stiamo a discutere del presente mentre è già domani e Prodi è in piedi sono per garantire la transizione alle elezioni, al "nuovo"… Le nuove elezioni, appunto, e vedremo come si caratterizzeranno… Un mercato di partitini che si bevono come la Coca Cola o la Pepsi (perché è come se noi scegliessimo fra due prodotti dello stesso tipo, senza poter optare per qualcosa di diverso) ; un palcoscenico di spettacoli in cui i "politici" recitano e giocano come bambini. Perché è tutto un tremendo gioco infantile e i "politici" sono bambini che vivono in un loro mondo… E i politici che ballano e danzano… i politici che recitano… i reality… la politica che si fa reality (o fiction)… i politici che si divertono sugli yatch dei veri potenti… i paparazzi che fondano partiti… i comici che fanno i politici… i politici che fanno i comici… i comici che fanno finta satira che non fa ridere… i talk show urlati politici e non politici… l’informazione spettacolo… il giornalismo capziosamente vuoto… il giornalismo fiction… i politici con… anchorman… presentatori televisivi… cantanti di successo… attorucoli… calciatori… le modelle… le veline… le subrettine… le pornostar… ancora i comici… Sembra una canzone di Rino Gaetano! Un enorme gigantesco carnevale, una baracconata in cui tutto viene frullato: con rispetto parlando questa è la "politica" rincoglionita (non solo vuota), la "politica" dei bamboccioni fuori dalla realtà, intenti solo a strappare applausi e risatine.
Se questo è l’eterno gioco politico non bisogna starci, bisogna lasciare che giochino fra di loro nell’indifferenza più totale e disarmante… Attualmente… allo stato attuale penso che l’indifferenza sia un giusto atteggiamento… Abbandonare questo carnevalesco teatro ; elezioni comprese…
Vorrei vedere quando mancheranno i voti, gli applausi, i sorrisini e le risatine! Vorrei tornare per un momento su Grillo dopodiché non tornerò sull’argomento che, peraltro, è collaterale… Io apprezzo sinceramente quel che il comico genovese ha fatto in passato, ma, a mio parere – spero di essere smentito – è stato trascinato in un’operazione – e gli riconosco ancora la buona fede – che lo costringe ad entrare nel circo politico mediatico, quel grande carnevale cui accennavo, in cui tutti sono uguali a tutti, tutti cercano l’applauso della ggente, del pubblico e se ne fregano del cittadino. Il Grillo di oggi non è più quello di qualche tempo fa. Questo mio ultimo scritto, oltre che una manifestazione di miei pensieri e riflessioni, costituisce anche uno sfogo ed è il più denso di provocazioni… Allo stato attuale la penso così, in futuro chissà… Per quelli che pensano si debbano sotterrare le categorie di "destra" e "sinistra", è inutile che si affannano perché la "politica" che vediamo è veramente oltre la "sinistra", oltre la "destra", ha sotterrato la vecchia politica da tempo per queste gustose prelibatezze postmoderne propinateci quotidianamente. A questa stregua è meglio essere reazionari. Il Mercato, il neoliberismo, ecc… esistono e la loro egemonia ha degli effetti e i conflitti politici svengono marcati dalle fratture provocate da quegli effetti. Personalmente penso che debba essere ripensato il socialismo in forma non dogmatica come teoria e prassi… Certo per quanto ho scritto io stesso posso essere accusato di essere qualunquista, nichilista, cinico e di fare delle dietrologie. Per quel che riguarda il qualunquismo rispondo che, per me, il vero qualunquista è quello che cavalca le correnti della ggente ovunque lo portino… Qualunquista e, aggiungo, squallidamente conformista… Forse ho fatto sfoggio di un nichilismo intellettuale ma la terra bruciata attorno ai valori l’hanno fatta altri, coloro che banalizzano tutto con lo spettacolo, Chiesa compresa. Il cinismo può essere uno strumento intellettuale per comprendere i veri cinici, coloro che cavalcano la massa, mentre, per ciò che concerne le dietrologie, rispondo che la storia è fatta di complotti e che, ognuno,poi, è dietrologo per quel che gli fa più comodo… Per quanto riguarda i tempi odierni e postmoderni dico che, forse, e dico forse aveva ragione Pasolini che,già agli inizi degli anni Settanta, aveva compreso il fenomeno di omologazione culturale ed antropologica della società italiana all’insegna del consumismo e dell’edonismo. Parlava di "nuovo fascismo", perché allora la parola neoliberismo non era n uso in Italia, ma la sostanza è la stessa. Lui, sì, che scriveva che le categorie destra/sinistra per come si presentavano non potevano più comprendere il nuovo paesaggio. Dicevo… secondo il poeta l’unica reazione possibile a tutto era la disperazione e non mi sembra un’affermazione poi così discutibile… Solo se si tocca il fondo, se si è in basso, si può risalire veramente… Solo allora sarà possibile una reazione che sia adeguata… Insomma, dalla disperazione un barlume di speranza…
Dimenticavo! E la sinistra? Quella istituzionale è ancora troppo autoreferenziale, così fottutamente autoreferenziale da apparire sempre di "sinistra". E la "sinistra" oggi è un frullato di vago ambientalismo, comunismo "radical chic" bertinottiano, operaismo e "movimentismo". Bene! Ora siamo alla vigilia di qualcosa che dovrebbe assomigliare a un cambiamento: sia veramente alternativa, elabori dei programmi, ma non si nasconda dietro le consuete parole.
Il movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista di matrice cattolica e di "sinistra alternativa", dopo un periodo dinamico e innovativo ormai lontano, si è adagiato, spera di risolvere i problemi senza sporcarsi le mani e delegando al Potere la risoluzione dei problemi. Anche qui, oltre all’integrazione, vi è un difetto di autoreferenzialità. In Brasile il movimento ha portato alla formazione di una nuova sinistra che governa, nel bene e nel male… Qualcosa ha prodotto. Da noi solo tiepide contestazioni, appuntamenti ovvi e programmati, litigi…
In futuro vedremo…
Voglio chiudere con una piccola fiaba…
In un tempo e in un mondo lontano gli uomini vivevano in piena serenità quando, al loro cospetto, si presentò uno strano essere, forse un lontano parente dell’omini di burro collodiano (spesso gli scrittori comprendono la realtà molto più degli "scienziati" sociali, politici ed economici). Era piccolo, di aspetto innocuo e la sua faccia aveva mille espressioni tutte sorridenti. Inoltre era gentile e garbato da conquistare i presenti ed ammaliarli. L’essere propose il gioco delle tre carte: sul banco erano poste tre carte, due vuote e un asso di denari ; lui le avrebbe mischiate e gli uomini avrebbero dovuto indovinare ov’era l’asso di denari. In cambio avrebbero conquistato felicità e ricchezza, ma, nel caso avessero perso, cioè scelto le carte vuote, avrebbero dovuto cedere all’essere i loro averi. Dunque giocarono e l’ometto pareva molto abile nel mischiare le carte… Vinceva sempre e gli uomini furono costretti a cedere, progressivamente, i loro averi. In realtà l’ometto era un imbroglione: le tre carte erano tutte vuote per cui non poteva perdere… Gli uomini persero tutto,rimasero nudi e l’essere ne fece i suoi schiavi, finchè un uomo, un mago forse, dopo aver assistito alla scena si accorse dell’inganno e decise di giocare lui per restituire agli uomini la libertà e le loro cose. L’essere si era fatto ormai arrogante ed il suo sorriso irridente… Il mago, con grande abilità, sostituì una carta vuota con un asso di denari e cominciò a vincere… a vincere… a vincere… Agli uomini furono restituiti libertà ed averi. L’ometto, ovviamente, si era accorto dell’inganno, ma non poteva sbugiardare sé stesso di fronte agli uomini. Il mago, rispondendo con l’inganno all’inganno, aveva ristabilito il giusto equilibrio delle cose. Ora era l’ometto ad essere messo alle corde e costretto lui stesso, alla pari con il mago, a giocare veramente con i suoi possedimenti. Quanto credete che l’essere rimarrà sorridente ed accetterà di giocare?
La fine della storia non la so…
E’ veramente l’Anno Zero? In realtà all’Anno Zero siamo rimasti…
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